Adozione e Scuola

Visualizzazione post con etichetta adozione internazionale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta adozione internazionale. Mostra tutti i post

domenica 12 giugno 2011

"Per amore di un figlio"

Segnalo il link http://la1.rsi.ch/falo/welcome.cfm?idg=0&ids=0&idc=42091. Rimanda a una recentissima trasmissione della TV svizzera sull'adozione internazionale, da vedere perché racconta col tono "giusto" (o almeno così mi sembra) le imprevedibili differenze che i percorsi adottivi comportano, dall'inizio fino a molti anni dopo l'adozione.

Livia Botta
www.liviabotta.it

mercoledì 18 maggio 2011

"Promuovere il legame adottivo" Seminario internazionale a Milano venerdì 10 giugno

Il prossimo 10 giugno si svolgerà a Milano, presso l'Università Cattolica, il seminario internazionale "PROMUOVERE IL LEGAME ADOTTIVO: DALLA RICERCA ALL'INTERVENTO", che vedrà la presenza del prof. Jesùs Palacios dell'Università di Siviglia, uno dei maggiori esperti a livello internazionale nel campo dell'adozione.
Il Seminario è rivolto a operatori, psicologi e psicoterapeuti, assitenti sociali e ricercatori.
Verrà presentata una sintesi delle ricerche realizzate presso l'Università di Siviglia per studiare il recupero dei bambini a seguito dell'adozione e due ricerche condotte in Italia sulle tematiche dell'attaccamento e dell'identità etnica. Verranno inoltre messi a confronto modelli diversi di intervento a supporto delle famiglie dal pre- al postadozione: quello messo a punto dal prof. Palacios e adottato in Spagna e alcune modalità di intervento realizzate nel Nord Italia.
Maggiori informazioni e indicazioni per iscriversi all'indirizzo http://asag.unicatt.it/.

Livia Botta
www.liviabotta.it

lunedì 20 settembre 2010

Cos'è l'adozione? Percorso di informazione a Genova

L'associazione Batya promuove a Genova un percorso di informazione e formazione sull'adozione.
Queste le tematiche che saranno trattate:
MARTEDI 28 SETTEMBRE 2010 ore 21
Gli aspetti giuridico-legali dell'adozione dei minori
MARTEDI' 5 OTTOBRE 2010 ore 21
Le famiglie si raccontano
MARTEDI' 12 OTTOBRE 2010 ore 21
L'intervento degli operatori pubblici dalla dichiarazione di disponibilità, all'adozione, al periodo post-adozione
Il corso si terrà presso l'Aula Magna dell'Istituto Ravasco, piazza Carignano 1.
Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito www.batya.it.

L. BOTTA

mercoledì 11 agosto 2010

Giornata di studio "Accompagnare e sostenere l'adozione"

Inserisco questa comunicazione del CIAI:

Sono aperte le iscrizioni alla Giornata di studio sull’adozione internazionale organizzata da CIAI e Provincia di Milano:

ACCOMPAGNARE E SOSTENERE L'ADOZIONE
Lectio magistralis di DAVID BRODZINSKY

LUNEDì 4 OTTOBRE 2010

presso lo Spazio Oberdan in via Vittorio Veneto 2 a Milano

L’adozione si presenta in Italia come una realtà in crescita che desta rilevante interesse per il numero dei minori che annualmente viene adottato e per la complessità che caratterizza questo percorso. Pur nella convinzione che complessità non sia necessariamente sinonimo di difficoltà e patologia e consapevoli che le ricerche internazionali indicano una sostanziale riuscita della maggioranza delle adozioni, crediamo fermamente che il percorso adottivo debba essere sostenuto ed accompagnato con competenza ed empatia. È noto, infatti, che la famiglia adottiva deve, nel corso del tempo, misurarsi non solo con i compiti relativi all’accudimento e all’educazione dei figli tipiche di ogni altro nucleo, ma anche con alcune tematiche specifiche che hanno notevole rilevanza emotiva. Sapere di essere stati adottati, confrontarsi con l’abbandono, costruire un’ equilibrata identità etnica, inserirsi nel nuovo contesto sociale, sono solo alcuni dei compiti che il bambino adottivo e la sua famiglia devono affrontare nel corso del tempo. In questa prospettiva la presente giornata di studio rappresenta una preziosa occasione di approfondimento e confronto con uno dei maggiori esperti internazionali del settore.

David Brodzinsky, Professore Emerito di Psicologia Clinica e dello Sviluppo presso la Rutgers University del New Jersey (USA), ha condotto numerose ricerche nel campo, studiando in particolar modo i fattori che influenzano l’andamento dell’adozione, le dinamiche soggettive ed intra-familiari che la caratterizzano e le peculiarità delle diverse tappe della crescita dell’adottato. Tra gli autori più citati nella letteratura sull’adozione, le sue pubblicazioni (ricordiamo, tra le altre, Being Adopted: The Lifelong Search for Self con M. D. Schechter e R. M. Henig; The Psychology of Adoption con M. D. Schechter e Psychological Issues In Adoption: Research and Practice curato con J. Palacios) rappresentano dei capisaldi per coloro che lavorano in questo ambito ed hanno contribuito in maniera determinante a chiarire i significati che ca ratterizzano la vita dei figli e dei genitori adottivi.

La giornata di studio prevede la trattazione di argomenti centrali del processo adottivo quali i fattori che ne influenzano la riuscita, la costruzione della relazione tra il bambino ed i nuovi genitori ed alcune forme di intervento per sostenere ed accompagnare la famiglia adottiva. L’incontro si propone come occasione di approfondimento, scambio e confronto tra le diverse professionalità che, a vario titolo, si occupano di accompagnare e sostenere la famiglia adottiva nel post-adozione.

Sono stati richiesti i crediti: ECM per il profilo professionale psicologo - FCO.AS validi ai fini della formazione continua degli assistenti sociali

La partecipazione è gratuita ma è obbligatoria l’iscrizione attraverso il sito della formazione: http://www.provincia.milano.it/sociale

CIAI - Centro Studi
Via Bordighera 6
20142 Milano
Tel. 02 84844422 - 493
centrostudi@ciai.it


LIVIA BOTTA
botta@irre.liguria.it

giovedì 21 maggio 2009

Gruppo "Adozione e scuola" 7° incontro (15/05/09)

Nell'incontro del 15 maggio, l'ultimo di quest'anno, è stata presentata la ricerca realizzata da Simone Bertone e Mariù Garatti sulle antologie di scuola media. Si è poi fatto il punto sul lavoro svolto fino ad ora e si è discusso su come portarlo avanti l'anno prossimo.

LA RICERCA SULLE ANTOLOGIE DI SCUOLA MEDIA
Lo scopo era quello di verificare se le più recenti e diffuse antologie di scuola media rispecchiano, nella scelta delle letture proposte agli alunni, la poliedrica realtà sociale odierna caratterizzata dalla compresenza di diversi modelli familiari (famiglie tradizionali, monoparentali, ricostituite, famiglie con figli adottivi). Più in particolare si trattava di analizzare se e in che modo la realtà dell'adozione, sempre più diffusa nel nostro paese, trovi riconoscimento nei libri di testo.
Trovate qui le slides della relazione: www.webalice.it/livia.botta/paginamancante.pdf
Il suo titolo, "La pagina mancante", sintetizza bene gli esiti della ricerca. E' emerso infatti come nelle letture presenti nelle antologie più diffuse il modello tradizionale di famiglia continui ad occupare il centro della scena, in molti casi in modo esclusivo. Solo nelle sezioni sulla filmografia sono presenti aperture ad altre realtà familiari. Quasi assenti i riferimenti alle problematiche legate all'adozione.
La relazione è stata occasione per riflettere intorno a un interrogativo posto da un'insegnante: quando sono presenti in una classe bambini o ragazzi adottati è opportuno affrontare in modo esplicito la realtà dell'adozione, ad esempio utilizzando letture presenti nei libri di testo? Non si rischia in questo modo di porre in primo piano differenze che potrebbero non essere percepite nella relazione tra pari, o di "esporre" troppo l'alunno adottato?
Si tratta di una questione che meriterebbe una riflessione approfondita, che senz'altro andrà ripresa in futuro.
Senz'altro parlare di adozione a scuola richiede preparazione e interventi non improvvisati, soprattutto se sono presenti alunni adottati nella classe. Ma è giusto che se ne parli, così come è giusto che si parli di famiglie monoparentali e ricostruite, perché affrontare l'argomento può avere la positiva funzione di legittimare agli occhi dei compagni i ragazzi che vivono in situazioni familiari non tradizionali e/o non fondate sul legame biologico.

IL NOSTRO GRUPPO: BILANCO E PROSPETTIVE FUTURE
Si è poi fatto il punto sul lavoro svolto quest'anno e sulle sue prospettive future.
In questo primo anno, tra gli obiettivi a lungo termine del gruppo si è privilegiata la dimensione della conoscenza della realtà dell'adozione e la riflessione su alcune tematiche che sono state affrontate in modo approfondito e strutturato, anche con indicazioni di lettura:
1. Il salto culturale tra paese d'origine e paese d'accoglienza e l'identità mista di bambini e adolescenti adottati;
2. Le caratteristiche psicologiche dei bambini adottati e l'esperienza dell'abbandono;
3. Le difficoltà scolastiche dei bambini e ragazzi adottati;
4. Adozione e modelli familiari non tradizionali nelle antologie per la scuola secondaria di 1° grado.
Significativa è stata l'apertura del gruppo alla partecipazione dei genitori. Previsti in una prima fase solo come interlocutori in alcuni momenti specifici, sono in realtà diventati ben presto membri del gruppo a tutti gli effetti.
Anche il prossimo anno il gruppo manterrà questa composizione mista: il confronto tra i diversi punti di vista che ha caratterizzato il lavoro di quest'anno, nel rispetto dei reciproci ruoli e competenze, ha costituito infatti un elemento di ricchezza da non abbandonare.

Per l'anno prossimo si è concordato di continuare il lavoro di conoscenza, riflessione e approfondimento avviato quest'anno, ampliandone le tematiche.
Si è inoltre deciso di cominciare a muoversi anche sul terreno istituzionale, cercando di promuovere accordi di rete (ANSAS, Ufficio Scolastico, ASL, enti autorizzati...) che si propongano iniziative quali:
- la definizione di linee guida per l'accoglienza e l'integrazione scolastica dei bambini adottati;
- l'offerta alle scuole di consulenze e interventi di mediazione tra soggetti;
- la pubblicazione di opuscoli per insegnanti sulle tematiche adottive;
- l'individuazione o la promozione di esperienze pilota da diffondere come buone pratiche di accoglienza/integrazione;
- la costituzione di una una biblioteca/videoteca a disposizione di genitori e insegnanti.
Si tratta di obiettivi ambiziosi e di non immediata realizzazione, ma l'interesse c'è (a quest'ultimo incontro, oltre ai soliti componenti del gruppo erano presenti la responsabile dell'équipe adozioni della ASL 3 e la referente genovese di un ente autorizzato che si sono dichiarate interessate a collaborare), il bisogno anche (i bambini adottati presenti nelle classi sono sempre di più). Pertando il progetto, dandosi tempi distesi, non dovrebbe trovare ostacoli alla sua realizzazione.

ESTATE TEMPO DI LETTURE
I tempi estivi relativamente più distesi possono diventare occasione per qualche lettura sul tema.
Per chi ne ha voglia, questo blog non chiude per ferie, ma resta a disposizione per l'inserimento di impressioni e opinioni post-lettura, o per accogliere suggerimenti e proposte per il prossimo anno, o il racconto di esperienze legate alla realtà dell'adozione.

LIVIA BOTTA
http://www.psicologia-genova.it/

martedì 3 marzo 2009

Gruppo "Adozione e scuola" 4° incontro (13/02/09)

Il tema oggetto di riflessione nell'incontro del 13 febbraio è stato "LE CARATTERISTICHE PSICOLOGICHE DEI BAMBINI ADOTTATI E L’ESPERIENZA DELL’ABBANDONO".

Abbiamo tratto spunto dai seguenti testi:

1991, Newton Verrier N., La ferita primaria. Eredità del bambino adottato http://www.regione.emilia-romagna.it/wcm/infanzia/sezioni/servizio/promozione/sistema_integrato/adozione/documenti/primalwound.pdf
1993, Bal Filoramo L., Esperienze a confronto, in “L’adozione difficile”, Borla, Roma, pp. 82-89.
2005, Viero F., La riattivazione del trauma nel fallimento adottivo, in Galli J., Viero F., “Fallimenti adottivi”, Armando Editore, Roma.
2005, Galli J., La situazione psicoevolutiva del bambino che viene adottato, in Galli J., Viero F., “Fallimenti adottivi”, Armando Editore, Roma.
2006, De Bono I., Dal trauma all’esperienza adottiva, in “Trasformazioni”, n.1/2006, pp. 39-55. http://www.spigahorney.it/italiano/Articolo_De%20Bono.pdf
2006, Chistolini M. e al., Un modo diverso di essere famiglia, in “Scuola e adozione”, Franco Angeli, Milano, pp.66-78.
2006, Artoni Schlesinger C., L’adozione e la ferita dell’abbandono. L’emergere del trauma e le difficoltà delle identificazioni, in “Adozione e oltre”, Borla, Roma, pp. 146-164.
2008, Ghezzi D., Abbandono e sintomi post-traumatici, in Commissione per le adozioni internazionali, “Il post-adozione fra progettazione e azione”, pp. 155-161.

Suggerimenti per altre letture (volumi):
2006, Artoni Schlesinger C., Adozione e oltre, Borla, Roma.
2007, Newton Verrier N., La ferita primaria. Comprendere il bambino adottato, Il Saggiatore, Milano.

Gli stimoli offerti dai testi ci hanno portato ad approfondire i seguenti aspetti (qui riportati in forma estremamente schematica):

1 - LA FERITA PRIMARIA
Oggi le ricerche neurobiologiche ci consentono di affermare che esiste una memoria corporea di esperienza prenatale che può modificare il comportamento nella vita postnatale.
Ciò contrasta la convinzione diffusa che adottare un bambino neonato annulli o riduca al minimo la storia precedente: in realtà LA STORIA DI UN BAMBINO INIZIA AL MOMENTO DEL CONCEPIMENTO, LASCIA UNA MEMORIA INSCRITTA NEL CORPO E PARTECIPA ALLA COSTRUZIONE DELL'IDENTITA' DEL BAMBINO.
Un bambino che sperimenta, alla nascita o successivamente, la separazione dai propri genitori biologici vive una situazione traumatica che altera una condizione fisiologica di crescita e determina un dolore mentale che segna la sua storia personale, il suo sviluppo, la sua organizzazione psichica e sarà presente nella sua realtà interna e nei legami che nel futuro sarà in grado di stabilire.
IL TENTATIVO DI DISFARSI DEL DOLORE MENTALE COLLEGATO AL TRAUMA PORTERA' IL BAMBINO A PROIETTARLO SUI GENITORI E SULL'AMBIENTE (anche sulla scuola), nonostante il suo desiderio di legame.
I genitori adottivi dovranno quindi accogliere sia il bambino che il suo trauma, tollerare il suo dolore mentale, farsene carico (insieme alla frustrazione che il figlio reale è diverso dal figlio del desiderio).

2 – ABBANDONI RIPETUTI E RISPOSTE SENSO-MOTORIE
Nel caso dell'adozione internazionale molti bambini hanno vissuto esperienze ripetute di separazioni e perdite, derivate dal continuo cambiamento delle figure di riferimento (personale degli istituti), nonché dalle ripetute separazioni da altri bambini e/o fratelli.
La carenza e il malfunzionamento delle cure porta questi bambini ad adottare strategie di sopravvivenza in cui L'ESPERIENZA SENSO-MOTORIA (scarica pulsionale che pone concretamente il corpo in relazione con la realtà esterna) PREVALE SUL FUNZIONAMENTO SIMBOLICO.
Quest’ultimo, infatti, si sviluppa soprattutto grazie alla stabile interazione tra il bambino e le figure di accudimento (solitamente la madre), a partire dal periodo neonatale.
La quantità e l'intensità di stimoli che il bambino adottivo riceve nei primi tempi della sua vita nella nuova famiglia possono provocare in lui un SOVRACCARICO DI ECCITAMENTO, facendo perdurare la risposta senso-motoria.

3 – CARATTERISTICHE PSICOLOGICHE DEI BAMBINI ADOTTATI
E' ipotizzabile che proprio il prevalere della risposta senso-motoria e la carenza di funzionamento simbolico sia alla base dei DEFICIT DI ATTENZIONE CON IPERATTIVITA', dei COMPORTAMENTI OPPOSITIVO-PROVOCATORI, dei DISTURBI DELL'APPRENDIMENTO che molti bambini adottati manifestano a scuola.
Alcuni bambini SI ADATTANO O PSEUDO-ADATTANO ALL'AMBIENTE attraverso una modalità adesiva. Ciò tuttavia non è privo di rischi, perché anche se questa imitazione all'inizio può favorire l'investimento narcisistico dei genitori e degli altri adulti di riferimento (degli insegnanti ad esempio), se si protrae nel tempo può costituire un FRENO AL PROCESSO EVOLUTIVO, in quanto non permette al bambino di integrare le esperienze interne appartenenti al periodo precedente all'adozione con la nuova realtà.
Per certi bambini che hanno vissuto esperienze di forte deprivazione (vedi bambini provenienti da alcuni istituti dell'est europeo) LA RIGIDITA' DELL'ISITUZIONE FUNGEVA DA BARRIERA DIFENSIVA esterna, a fronte di una fragile strutturazione dell'Io e di una scarsa autonomia di funzionamento psichico. In certi casi può essere traumatico proprio lo sradicamento da questi contesti (instabilità del nuovo contesto, contro la stabilità del contesto precedente).

4 – PERCHE’ SONO STATO ABBANDONATO?
Il fatto di essere stato abbandonato pesa e peserà nell'interiorità del bambino che cresce. La domanda “perché sono stato abbandonato” è destinata a permanere nella mente e nel cuore.
L'interrogativo rimane, ma non è più lacerante, se con l'adozione si crea un senso di appartenenza che rispetta l'individualità e la storia del bambino.
Come gestire le informazioni sul passato?
Accettare che esistano DOMANDE legittime, RICORDI legittimi, legittimi LEGAMI (nostalgia...). Tenere la porta aperta al bisogno di ESPRIMERSI, di RACCONTARE, di CONFRONTARE (in famiglia e fuori) la propria storia, per elaborare un'appartenenza alla famiglia adottiva che non metta tra parentesi le origini.
Il vero interrogativo di chi cerca non è “chi erano quelli che mi hanno abbandonato”, ma “perché sono stato abbandonato?” (l'accesso alle informazioni previsto dalla legge non dà risposta a questo quesito).

5 – BAMBINI TRAUMATIZZATI
Quanto più un bambino ha vissuto in contesti e relazioni di vita disfunzionali, tanto meno ha sviluppato le risorse personali per fronteggiare nuovi adattamenti e apprendimenti
Qual è il funzionamento psicologico dei bambini che sono stati traumatizzati (traumi ripetuti in una dimensione cronica)?
C'è una PERDITA DELLA FIDUCIA DI BASE, che si traduce nella convinzione che “io non valgo niente”, e “posso sicuramente aspettarmi che gli altri mi faranno del male, specie se mi sono vicini”.
Ne derivano i criteri di comportamento: “MEGLIO ATTACCARE CHE ESSERE ATTACCATO”, “PRIMA DI ESSERE CACCIATO MI FARO' CACCIARE.”
Con un bambino maltrattato l'espressione della vicinanza affettiva e la prossimità fisica possono scatenare vissuti post-traumatici.
Spesso le MADRI sono LE PIU' ATTACCATE dall'aggressività di un bambino anticamente traumatizzato perché a loro viene maggiormente attribuito il tradimento e la non capacità di difesa che il bambino porta nei suoi ricordi.
Il passato e la memoria non possono essere cancellati, occorre NARRARE per GARANTIRE LA CONTINUITA' DEL SE'. Non affrontare aree o periodi di sofferenza rischia di farle rimanere intatte, creando una dualità pericolosa per cui accanto a un soggetto adattato persiste un soggetto traumatizzato latente che può improvvisamente esprimersi in condizioni di riattivazione post-traumatica.

LIVIA BOTTA
http://www.psicologia-genova.it/

sabato 28 febbraio 2009

"Ci vediamo più tardi" - Nuovo libro sull'adozione internazionale

"Giro" questa mail, arrivata al mio indirizzo, su una nuova pubblicazione curata dal CIAI.

Siamo lieti di comunicarvi che è appena uscita in libreria la ristampa del libro illustrato per bambini

Ci vediamo più tardi
Viaggio senza pretese nell'Adozione Internazionale

di CIAI - Centro Italiano Aiuti all'Infanzia
testi di Massimo Camiolo - illustrazioni di Marcella Bassanesi, EMI editore, 2009.

Non è facile spiegare ad un bambino la procedura dell'adozione internazionale, percorso lungo, faticoso e a tappe che tutti i genitori adottivi devono intraprendere per poter accogliere i propri figli nati in Paesi lontani. Quanto sono stato atteso e desiderato? Cosa stavano facendo per me i miei genitori prima che io arrivassi? Perché se da una parte c'è un bambino che aspetta, dall'altra ci sono una mamma e un papà che stanno facendo tutto, proprio tutto, per incontrarsi con il loro “cucciolo”. E ci sono anche tante persone da incontrare, sia prima che dopo l'arrivo in famiglia: l'assistente sociale, il giudice del Tribunale per i Minorenni e l'ente autorizzato, qui raffigurato dalla nostra amica Cicogna. Può essere bello e rassicurante scoprire di essere stati tanto attesi e sapere che così tante persone si sono preoccupate per te, persone che potranno continuare ad esserci.

A distanza di quasi vent’anni, la prima edizione è infatti del 1990, il CIAI, in occasione del 40° dalla sua fondazione, ha deciso di procedere alla ristampa di un racconto che rappresenta un utile ed efficace strumento di comunicazione tra adulto e bambino, per raccontare con un linguaggio semplice i passaggi più delicati della procedura dell'adozione internazionale. D'accordo con autore e illustratrice è stata mantenuta la struttura narrativa e grafica originale procedendo solo ad alcune necessarie modifiche di testo e grafica per adattare il racconto alla rinnovata procedura adottiva. La prima parte del testo è stata tradotta nelle diverse lingue di provenienza dei bambini adottivi perchè il racconto possa essere utilizzato dagli operatori locali per la preparazione del bambino all'adozione.

Il libro è disponibile presso tutte le librerie del territorio nazionale al prezzo di copertina di 8 euro.

La versione tradotta, da utilizzarsi come strumento per la preparazione del bambino all'adozione nel suo Paese di origine, è stata realizzata in francese, inglese e spagnolo e prossimamente anche in kmer, viet, thai, amarico, kannada e tamil.

Per maggiori informazioni:

Attività Culturali e Centro Studi
CIAI - Centro Italiano Aiuti all'Infanzia
via Bordighera 6 - 20142 Milano
tel: 02/84844422 - fax: 02/8467715
centrostudi@ciai.it
www.ciai.it

mercoledì 11 febbraio 2009

Adozione internazionale - Normativa

In Italia la legge di riferimento in materia di adozione di minori e di affidamento è la Legge 184 del 4 maggio 1983, successivamente modificata dalla Legge 476 del 31 dicembre 1998 (che ratifica la Convenzione dell’Aja per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale) e dalla Legge 149 del 28 marzo 2001 (che fissa i requisiti per l’adozione internazionale e per l’affidamento).

La Convenzione dell'Aja (“Convenzione sulla protezione dei minori e sulla cooperazione in materia di adozione internazionale”) ha lo scopo di garantire, tramite la cooperazione tra gli stati aderenti e il rispetto di norme comuni, che le adozioni internazionali avvengano nell’interesse dei bambini e nel rispetto dei loro diritti. Hanno finora aderito alla Convenzione 77 paesi.

Legge 184/1983 "Diritto del minore a una famiglia", così come modificata dalle Leggi 476/1998 e 149/2001 http://www.commissioneadozioni.it/FileServices/Download.aspx?ID=368
Convenzione dell'Aja del 29 maggio 1993 http://www.commissioneadozioni.it/FileServices/Download.aspx?id=21

LIVIA BOTTA
http://www.psicologia-genova.it/

venerdì 9 gennaio 2009

Nuovo libro sull'adozione internazionale

Inserisco qui un messaggio che mi è arrivato oggi e che penso possa interessare a tutto il gruppo:
Siamo lieti di comunicarvi che è uscito il libro del CIAI - Centro Italiano Aiuti all'Infanzia
SCENARI E SFIDE DELL'ADOZIONE INTERNAZIONALE
a cura di Marco Chistolini e Marina Raymondi, FrancoAngeli editore, 2009.
Il volume è disponibile presso tutte le librerie del territorio nazionale e sul sito della Franco Angeli http://www.francoangeli.it in formato E.book.
Il 2008 è stato un anno di ricorrenze significative nello scenario italiano e mondiale dell'adozione internazionale: sono trascorsi 15 anni dall'emanazione della Convenzione de L'Aja "Sulla protezione dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale", 10 anni dalla Legge italiana di ratifica e 40 anni dalla fondazione del CIAI che, di fatto, sanciscono i primi 40 anni di adozione internazionale in Italia.
In questi decenni abbiamo assistito ad una impetuosa espansione del numero di bambini arrivati nel nostro Paese attraverso l'adozione internazionale e, con l'incremento del fenomeno, è cresciuta l'attenzione nei confronti di questo strumento di tutela minorile da parte delle istituzioni e dell'opinione pubblica. Non sempre, però, tale interesse si è tradotto in una maggiore consapevolezza della potenzialità, della complessità e dei rischi insiti nel percorso adottivo: crediamo sia giunto il momento di fermarsi a riflettere su quanto fin qui è stato fatto per individuare un "futuro possibile" per l'adozione internazionale.
Questo è stato l'obiettivo del Convegno organizzato a Venezia nell’aprile 2008 dal CIAI , in collaborazione con la Regione del Veneto ed EurAdopt ed è lo scopo di questo testo che raccoglie i contributi più significativi presentati in quella occasione.
Per le sue caratteristiche il volume si rivolge in particolare ad un pubblico di specialisti (operatori istituzionali, giuridici, psico-sociali e degli enti autorizzati) ma anche a quanti sono interessati ad una tematica tanto affascinante e complessa quanto criticata e discussa, oggetto di svariate campagne informative e di numerose proposte di legge.
Cordiali saluti,
Marina Raymondi
Responsabile Attività Culturali e Centro Studi
CIAI - Centro Italiano Aiuti all'Infanzia
via Bordighera 6 - 20142 Milano
tel: 02/84844422 - fax: 02/8467715
centrostudi@ciai.it
http://www.ciai.it/
SCHEDA LIBRO
pp. 224, € 21,00
Cod. 1130.255
Collana: Politiche e servizi sociali
In libreria da Gennaio 2009
CIAI - Centro Italiano Aiuti all’infanzia
Marco Chistolini, Marina Raymondi (a cura di)
SCENARI E SFIDE DELL’ADOZIONE INTERNAZIONALE
FrancoAngeli
Indice
Presentazione, di Valeria Rossi Dragone
Introduzione, di Marco Chistolini e Marina Raymondi
Contributi introduttivi
Ruolo e competenze di Stato e regioni nell’adozione internazionale, di StefanoValdegamberi
Venezia, tra accoglienza e sostegno alla genitorialità, di Paola Sartori
EurAdopt, le norme etiche e i pericoli attuali dell’adozione internazionale, di Elisabet Sandberg
Il ruolo del Parlamento Europeo, di Inger Segelström
Parte prima - Lo scenario giuridico
Introduzione, di Lucio Strumendo
Com’è cambiato lo scenario internazionale dell’adozione dopo la ratifica della Convenzione de L’Aja, di Jennifer Degeling
Peculiarità e limiti della legge italiana sull’adozione internazionale, di Paolo Morozzo della Rocca
Integrazione e collaborazione tra servizi sociali, enti autorizzati e Tribunali per i Minorenni. Il modello della Regione Veneto, di Claudio Beltrame
Integrazione tra servizio pubblico e privato: l’esperienza della Svezia, di Mona Arfs
Parte seconda - Lo scenario psico-sociale
Introduzione, di Maria Grazia Fava Vizziello
L’adozione nella ricerca internazionale: sviluppo e adattamento dei bambini adottati mediante procedura internazionale, di Femmie Juffer e Marinus H. van IJzendoorn
La realtà del bambino adottabile e la preparazione all’adozione, di Luz Mila Cardona Arce
Il sostegno alla famiglia adottiva e al bambino, di Marco Chistolini
Sfide e risorse nella transizione adottiva, di Rosa Rosnati
L’interesse superiore del bambino nell’adozione internazionale, di Lucile Van Tuyll
Parte terza - Le sfide future
Introduzione, di Angelo Moretto
Adozioni senza abbandono e abbandono senza adozione, di Graziella Teti
Risposte plurime ai diversi bisogni dei bambini, di Leonardo Lenti
L’intervento del Ministro, di Rosy Bindi con Giovanni Anversa e Graziella Teti
Parte quarta - Efficacia ed etica dell’adozione
Introduzione, di Giovanni Anversa
Il confronto, di Bulti Gutema, Daniela Bacchetta, Pasquale Andria, Francesco Gallo, Françoise Pastor, Cinzia Bernicchi, Ivania Ghesti con Giovanni Anversa
Conclusioni, di Piercarlo Pazè
Appendici
Il Comitato Scientifico del Convegno
Il CIAI

mercoledì 7 gennaio 2009

Gruppo "Adozione e scuola" 2° incontro (5/12/08)

Il tema oggetto di riflessione nell'incontro del 5 dicembre è stato "IL SALTO CULTURALE TRA PAESE D'ORIGINE E PAESE D'ACCOGLIENZA E L'IDENTITA' MISTA DI BAMBINI E ADOLESCENTI ADOTTATI".

Abbiamo tratto spunto dalla lettura dei seguenti testi:
2004, Galli I., Il salto culturale dal paese d’origine a quello di accoglienza: incontro/scontro, in “L’inserimento scolastico dei minori stranieri adottati”, Istituto degli Innocenti, pp. 27-34
2006, Chistolini M. e al., La diversità etnica dei bambini adottati, in “Scuola e adozione”, pp.66-78
2006, Edelstein C., L’integrazione: un approccio dal basso, in Magma - Rivista elettronica di scienze umane e sociali – Osservatorio di Processi Comunicativi, vol. 4, n.2 http://www.analisiqualitativa.com/magma/archivio.htm
2006, Giorgi S., Il rischio della rimozione delle proprie origini, in “Figli di un tappeto volante”, pp.28-35
2007, Guerrieri A., Odorisio M.L., Il bambino adottato internazionalmente non è un bambino straniero, in “A scuola di adozione”, pp. 38-43
2007, Edelstein C., Counseling interculturale: l’identità mista di bambini e adolescenti, in Magma - Rivista elettronica di scienze umane e sociali –Osservatorio di Processi Comunicativi, vol. 5, n.2 http://www.analisiqualitativa.com/magma/archivio.htm
2008, Edelstein C. (a cura di), L’identità mista di bambini e adolescenti adottati, Quaderni della Provincia di Bologna – Assessorato alla Sanità e Servizi Sociali
http://www.emiliaromagnasociale.it/wcm/emiliaromagnasociale/home/infanzia/adozioni/Seminario27Novembre2007/Par1/Prov_bolognaadozione_identita_mista.pdfme/infanzia/adozioni/Seminario27Novembre2007/Par1/Prov_bolognaadozione_identita_mista.pdf 2008, Greco O., Rosnati R., Quale identità etnica? Appartenenze, implicazioni, significati, in “Il post-adozione fra progettazione e azione”, Istituto degli Innocenti, pp. 171-193

Gli stimoli forniti dalle letture ci hanno portato ad approfondire i seguenti aspetti, elencati qui in forma sintetica e schematica:

1 - DEFINIZIONI DI CULTURA
Cosa intendiamo col termine CULTURA D'APPARTENENZA? Si tratta di un termine che utilizziamo con un significato univoco?
Abbiamo visto che il concetto di CULTURA può essere inteso secondo differenti approcci, che sono tuttavia almeno parzialmente integrabili.
- APPROCCIO ETNOGRAFICO: la cultura è un sistema di simboli e significati, condiviso e mutuamente intelligibile, profondamente sentito e storicamente radicato, solo parzialmente mutevole.
- APPROCCIO SOCIO-COSTRUZIONISTA: ciascuno porta con sé il proprio sistema di significati, l’aspetto mutuamente intelligibile viene costruito di volta in volta nella relazione e nella comunicazione. La cultura cambia di situazione in situazione, a seconda del contesto, ed evolve.
- APPROCCIO ETNO-PSICHIATRICO: la cultura è una struttura specifica di origine esterna che contiene e rende possibile il funzionamento dell’apparato psichico.

2 - BAMBINI E ADOLESCENTI CON IDENTITA’ MISTA
Ci sono diverse situazioni possibili di “IDENTITA’ MISTA”: le più significative oggi sono quelle, tra loro differenti, legate ai processi migratori o all’adozione.
Perchè è più corretto parlare di IDENTITA’ MISTA piuttosto che di DOPPIA IDENTITA’?
Perché nel concetto di doppia identità si crea una dicotomia, si rischia di oscillare tra estremi, di installarsi in una parte negando l’altra, si è portati a fare paragoni e ad adottare una prospettiva normativa (le società sono viste come modelli rigidi).
Ragionare in termini di identità mista implica invece l’obiettivo, quando si lavora con bambini originari di altre culture, di mantenere vivo il vissuto delle diverse SFACCETTATURE dell’identità, in una prospettiva PLURALISTA, in modo da evitare il rischio che qualche spezzone identitario venga rimosso o rifiutato.

3 - L’”IDENTITA’ MISTA” LEGATA AI PROCESSI MIGRATORI
Ci sono differenze profonde, dal punto di vista identitario, tra i bambini immigrati e i bambini adottati.
I bambini immigrati (o nati in Italia da genitori stranieri) mantengono un contatto con le radici, sono a contatto sia con il “là” che con il “qua”.
Sono immersi in una situazione scomoda:
- è venuta meno (o manca) nella loro esperienza l’omologia tra il contesto culturale esterno (il paese in cui vivono) e quello interno (la famiglia);
- sono soggetti a due spinte contraddittorie: una verso il mantenimento dell’identità culturale d’origine (rappresentata dalla famiglia) l’altra verso l’adattamento alla cultura ospite (rappresentata dalla scuola, dai coetanei).

4 - DIVERSE STRATEGIE DI ACCULTURAZIONE

I soggetti che si trovano a vivere in una cultura diversa da quella d'origine possono utilizzare differenti strategie di acculturazione. Si tratta di strategie in gran parte inconsce, dettate dalla qualità delle risorse emotive, dai bisogni affettivi, dalla struttura di personalità dei singoli.
a – ASSIMILAZIONE
- Processo per cui si tende a divenire simili;
- Sono sminuiti i valori culturali di origine a favore dell'appropriazione di quelli del luogo di arrivo; - La persona diventa “come se fosse” nativa del luogo, le tracce appartenenti all’origine sono cancellate, l’identità è spezzata, una parte di essa è mutilata, dimenticata.
b - SEPARAZIONE
- Tendenza a rifiutare il contatto con le culture diverse dalla propria;
- C'è un riferimento tenace alla propria cultura d’origine, con una identificazione molto bassa o nulla con la cultura d'accoglienza.
c – INTEGRAZIONE
- Processo interattivo di cambiamento che intreccia vecchi e nuovi valori, regole, norme, abitudini e linguaggi;
- Ne emerge un misto nuovo e unico, qualcosa di inedito che non appartiene né alla cultura di origine, né a quella di accoglienza;
- In questa prospettiva cambia anche la società di accoglienza;
- Vengono valorizzate le differenze.
d - EMARGINAZIONE, ISOLAMENTO
- Incapacità di fronteggiare la complessità;
- Impossibilità di identificarsi con un gruppo etnico o una cultura, sia essa quella di origine o quella di accoglienza;
- L'esito sono i cosiddetti“Bambini sospesi” , che sembrano non essere né qui né altrove.

5 - STRATEGIE PREVALENTI NEI BAMBINI IMMIGRATI
Spesso predomina (soprattutto nell’INFANZIA) il desiderio di assimilazione: appartenere alla società dominante che rappresenta un modello ideale, vestirsi come i compagni, vergognarsi dei genitori…
Ma quando, nell'ADOLESCENZA, la diversità di appartenenza viene percepita, la reazione può prendere la forma di un brusco cambio di rotta verso l’appartenenza di origine (che può essere accompagnato da ribellioni distruttive).
Ricerche recenti evidenziano che:
- la strategia di INTEGRAZIONE (mantenimento e valorizzazione sia della propria identità etnica sia della cultura del nuovo contesto) è associata a esiti adattativi migliori;
- il BILINGUISMO è risorsa e non ostacolo, se il soggetto non si sente costretto ad abbandonare la sua lingua madre (bilinguismo additivo) .

6 - L’”IDENTITA’ MISTA” NELL’ADOZIONE
Abbiamo per prima cosa considerato due approcci alla differenza etnica abbastanza comuni, che tuttavia riteniamo fuorvianti in quanto tendono ad eludere il problema.
- APPROCCIO DI EVITAMENTO = L’adozione italiana o nei paesi dell’Est Europa non comporta problemi di etnia.
Non è vero, in quanto non presentare differenze somatiche non significa non avere una diversa identità etnica.
- APPROCCIO IDEOLOGICO = I bambini sono tutti uguali, le differenze etniche non hanno importanza.
Non è vero, ciascuno è differente dagli altri, la differenza va riconosciuta e valorizzata soprattutto quando è strettamente intrecciata alle vicende esistenziali.
Abbiamo poi considerato due diverse prospettive da cui guardare ai bambini adottati che offrono spunti di riflessione utili anche per il lavoro scolastico. Pur nella loro differenza, le riteniamo entrambe interessanti e "vere". Sono due modi diversi di guardare all'adozione, e poiché le storie dei bambini adottati e delle coppie adottive possono essere molto diverse riteniamo che entrambe possano cogliere nel segno. Le rappresentiamo di seguito schematicamente evidenziandone le differenze, anche se nella realtà si trovano più spesso posizioni meno estreme e più integrate.
a - L’attenzione al PASSATO e alla CONTINUITA’
Questa prospettiva, verso cui si orientano più spesso coloro che si occupano di adozione da un punto di vista clinico, tende a vedere chi emigra per adozione internazionale come un soggetto “solo”, privo di un nucleo parentale di protezione, in uno stadio evolutivo ancora fortemente dipendente dagli adulti. Vede un bambino che ha perso il gruppo di riferimento delle origini e dispone di pochi strumenti mentali per orientarsi e contenere le pressioni del nuovo contesto (famiglia adottiva, scuola, società).
Secondo quest'ottica, l’adozione intesa come opportunità che rappresenta sempre un miglioramento della condizione del bambino è un preconcetto che trascura il significato della perdita (dei riferimenti ambientali precedenti, spesso del nome, delle relazioni e dei ruoli nella famiglia o nell’istituzione in cui viveva, dei modelli culturali interiorizzati).
Delle coppie adottive si sottolinea l’aspettativa inconscia che il bambino si avvicini il più possibile a loro stessi e all’immagine interna del bambino dei loro desideri (frequentemente idealizzato). Questo naturale processo mentale può indurre a sottovalutare il passato del bambino, a pensare che la dimenticanza di un passato sconosciuto o negativo facili la normalizzazione, dia protezione e aiuti a sviluppare il senso di appartenenza reciproca (senza rendersi conto che questo potrà avere un effetto boomerang in adolescenza).
Questi genitori possono inserire troppo presto i bambini a scuola per bisogno di conferma (il bambino è normale, è in grado di apprendere...).
Gli stessi bambini adottati tendono a rimuovere il passato e la lingua d’origine, per il bisogno di appartenenza al nuovo nucleo e per la paura di un nuovo abbandono.
Ma quel passato sta nella loro valigia segreta. Bisogna dunque sfatare il luogo comune per cui un bambino rinasce quando entra nella nuova famiglia, o che si può dimenticare una storia familiare di sofferenza. L’incontro tra il bambino e i suoi nuovi genitori non è un punto di partenza, ma una tappa in un percorso. E’ fondamentale aiutare il bambino a non dimenticare, perché le origini sono necessarie per la costruzione dell’identità.
b - L’attenzione al PRESENTE e alla CESURA
E' una prospettiva in cui si riconoscono più spesso le famiglie adottive, che sottolinea le differenze tra bambini adottati e immigrati e tende a considerare l'adozione come una nuova nascita:
Secondo quest'ottica, il bambino adottato è destinato ad assimilare velocemente la nostra lingua e cultura e a rimuovere quelle parti di sé che gli impediscono di appartenere al qui ed ora e che non sembrano più utili (parole, suoni, ricordi).
Questo anche perché un bambino adottato internazionalmente, che ha spesso trascorso anni in istituto, può non avere una cultura d'origine in senso stretto. La stessa lingua appresa in istituto non è una vera lingua madre perché non è emotivamente significativa. E’ giusto che i bambini la perdano perché sarà l’italiano la lingua con la quale cominceranno a dar nome a sentimenti ed emozioni.
Un bambino adottato (a differenza di un bambino immigrato) è da subito cittadino italiano a tutti gli effetti. Bisogna aiutarlo a diventare italiano anche nella sostanza, grazie all'acquisizione di un'appartenenza completa al contesto culturale che lo accoglie.
Mantenere vivo il legame col paese d'origine non deve assolutamente significare connotare il bambino adottato come "straniero", disconoscendone l'identità e l'appartenenza italiana per lui così importanti e così fasticosamente conquistate.
Ricordargli in continuazione la sua origine diversa può compromettere la sua integrazione. Inoltre spesso i ricordi legati al proprio paese d’origine sono dolorosi.
La scuola deve essere cauta nel proporre interventi riferiti al paese d’origine del bambino, perché potrebbe fargli rivivere vissuti dolorosi.

7 - COSA PUO’ FARE LA SCUOLA? COME PUO' ESSERE AFFRONTATA IN CLASSE LA QUESTIONE DELLA DIFFERENZA ETNICA?
- Valorizzando in modo equilibrato le caratteristiche etniche del bambino adottato, aiutandolo a integrarle con la sua parte italiana;
- Concordando con i genitori e con chi segue il bambino le modalità e i momenti dell’intervento;
- Educando lui e i compagni alla valorizzazione del fatto che esistono bambini e ragazzi italiani con caratteristiche somatiche e legami profondi con una differente etnia (considerazione che vale anche per gli immigrati di seconda e terza generazione).

LIVIA BOTTA
http://www.psicologia-genova.it/

sabato 1 novembre 2008

Progetto "Adozione e scuola"

Il progetto "ADOZIONE E SCUOLA" rientra nelle iniziative di formazione promosse per l'anno scolastico 2008-09 dall'Agenzia Scuola nucleo Liguria in collaborazione con la Scuola media statale "Don Milani" di Genova.
Consiste nell'attivazione di un GRUPPO DI RICERCA E PROGETTAZIONE rivolto in prima istanza a docenti di SCUOLA ELEMENTARE E SECONDARIA DI 1° GRADO. Lo scopo è quello di analizzare la documentazione esistente relativa sia alle modalità di accoglienza dei bambini e ragazzi adottati e delle loro famiglie, sia alle attività didattiche già realizzate nelle scuole sui temi dell'adozione e dei diversi modelli di famiglia presenti nella società attuale, nonché di elaborare suggerimenti per l'accoglienza e proposte didattiche per insegnanti di scuola elementare e media che hanno bambini e ragazzi adottati nelle loro classi.
Gli incontri, a cadenza mensile, si svolgeranno il venerdì pomeriggio a partire dal 7 novembre 2008 presso la Scuola media "Don Milani" di Genova. Il calendario e le indicazioni per iscriversi al gruppo sono reperibili nelle "news" dei siti http://www.irre.liguria.it/ e http://www.psicologia-genova.it/.
Questo blog cercherà di tenere memoria del confronto e delle elaborazioni del gruppo.

LIVIA BOTTA
http://www.psicologia-genova.it/