Il tema oggetto di riflessione in questo incontro è stato "LE DIFFICOLTA’ SCOLASTICHE DEI BAMBINI E RAGAZZI ADOTTATI".
Testi di riferimento:
1993, Newton Verrier N., Difficoltà a scuola, in “La ferita primaria. Comprendere il bambino adottato”, Il Saggiatore, Milano 2007, pp. 179-181
2003, Dell'Antonio A., Il bambino a scuola: realtà, rappresentazioni, prospettive, in Commissione per le adozioni internazionali, “L'inserimento scolastico dei minori stranieri adottati”, Istituto Degli Innocenti, Firenze, pp. 70-84
2007, Chistolini M. e al., Le difficoltà del bambino adottato a scuola, in “Scuola e adozione. Linee guida e strumenti per operatori, insegnanti, genitori”, Franco Angeli, Milano
2007, Fontani S., Adozione e difficoltà di apprendimento, in Bandini G. (a cura di), “Adozione e formazione. Guida pedagogica per genitori, insegnanti, educatori”, Edizioni ETS, Pisa, pp. 213-231
2007, Guerrini A., Odorisio M.L., Quando ci sono delle difficoltà, in “A scuola di adozione. Piccole strategie di accoglienza”, Edizioni ETS, Pisa, pp. 51-62 .
Aspetti approfonditi:
1 - I BAMBINI ADOTTATI HANNO PROBLEMI A SCUOLA?
Sì, l’adozione sembra essere un fattore di rischio verso un buon adattamento scolastico, sia sul versante relazionale che su quello dell’apprendimento.
Fattori di disagio specifici che possono rendere accidentato il percorso scolastico sono, infatti, in media più presenti che nei coetanei non adottati, anche se molti ragazzi adottati hanno percorsi scolastici positivi e anche se gli eventuali problemi variano per intensità e qualità.
Si possono incontrare:
· problemi di apprendimento
· difficoltà in alcune materie
· intemperanze comportamentali
· difficoltà a rispettare le regole
Tuttavia, nonostante le difficoltà incontrate nel percorso di studio, una percentuale elevata di ragazzi adottati raggiunge risultati finali apprezzabili (diploma, laurea), probabilmente grazie all’attenzione e alla cura dei genitori nel seguire il loro percorso scolastico.
Tale evidenza pone però un interrogativo: si tratta di genitori che sostengono in modo ottimale i figli, o che invece investono troppo nel loro successo scolastico?
2 - CHE ORIGINE HANNO I DISTURBI DI APPRENDIMENTO DEI BAMBINI ADOTTATI? DERIVANO DALLA BIOLOGIA O DALLE VICENDE DI VITA?
E' possibile che i bambini adottati soffrano di disturbi specifici di apprendimento dovuti a danni biologici pre e post natali:
- alcolismo, tossicodipendenza, scarsità di controlli medici delle madri in gravidanza;
- alimentazione insufficiente o scorretta nella prima infanzia, incidenza di patologie da noi scomparse o facilmente curabili, carenze affettive nella prima infanzia.
Tuttavia nella maggioranza dei casi le difficoltà di apprendimento sono dovute alla complessa vita interiore dei bambini e ragazzi adottati.
Lo sviluppo di un bambino adottato può essere dominato da un senso di vuoto e di non appartenenza e da una grande fatica emotiva. Egli ha infatti la necessità di rielaborare l'esperienza traumatica originaria, collocarla nel tempo, riconoscerne l'origine esterna (fare una corretta attribuzione delle cause dell'abbandono) per abbandonare la concezione di sé come persona non degna di amore.
I sintomi psicosomatici, i sintomi collegati alla sfera iperattiva, le difficoltà di apprendimento e adattamento scolastico sono espressione di questa fatica che lascia poco spazio per gli investimenti cognitivi.
3 - PERCHE' IMPARARE PUO' ESSERE DIFFICILE?
Per poter apprendere è necessario avere dentro di sé uno spazio tranquillo e sicuro dove immagazzinare ed elaborare le nuove conoscenze. L'ansia impedisce la concentrazione e la ritenzione.
E' necessario avere una buona sicurezza di sé per potersi dedicare a osservare, ascoltare, raccontare.
Bisogna essere in grado di stare un po’ da soli con se stessi, mentre spesso i bambini adottati sono attraversati da un'inquietudine diffusa. Per loro il silenzio e la concentrazione possono essere sinonimi di vuoto e solitudine, per cui qualsiasi comportamento è meglio che star soli con se stessi, perché essere soli significa abbandono.
Anche l'iperstimolazione cognitiva a cui i bambini adottati sono sottoposti per gli enormi cambiamenti delle loro condizioni di vita può sottrarre energie all'apprendimento scolastico
4 - EFFETTI DELLA DEPRIVAZIONE AFFETTIVA
Cfr. Spitz - studi sugli effetti della deprivazione prolungata:
- le capacità cognitive dei bambini vanno incontro a evidente e rapida degenerazione
- depressione analitica, ritardi dello sviluppo fisico, cognitivo, linguistico e motorio
I bambini adottati, soprattutto se precocemente ricoverati in istituto, hanno sofferto di alterazioni dello sviluppo dovute alla deprivazione delle cure materne.
Cfr. anche le teorie dell'attaccamento.
5 - EFFETTI DEI MALTRATTAMENTI E DELL’ABBANDONO
Un bambino, a causa dell’assenza di schemi cognitivi adeguati che si sviluppano più tardi, non è in grado di elaborare mentalmente eventi quali l'abbandono o i maltrattamenti subiti, facendo una corretta attribuzione delle cause. E' portato ad attribuire a sé le responsabilità per l'abbandono, e ciò è distruttivo per lo sviluppo della sua personalità
Il maltrattamento grave può produrre sintomi post-traumatici (ricordi intrusivi e ricorrenti dell’evento, esplosioni di aggressività, comportamenti ripetitivi, sintomi depressivi, ritiro sociale), che possono avere come conseguenza impossibilità di concentrazione, lentezza nell’elaborazione delle informazioni, disturbi iperattivi.
La distrazione in classe può essere in certi casi riconducibile allo stato alterato di coscienza spesso associato alle vittime di traumi,
Senso di colpa e vergogna accompagnano le vittime di abusi sessuali.
Maltrattamenti emotivi (denigrazione, critiche...) possono causare una compromissione dell’autostima e dello sviluppo delle competenze cognitive di base: percezione, memoria, attenzione, linguaggio; oltre a disordini della condotta, comportamenti antisociali, sintomi depressivi.
6 - IMPARARE UNA NUOVA LINGUA
Il processo di apprendimento linguistico è più lento di quanto si pensi.
Serve molto tempo per acquisire i significati profondi e le regole strutturali di una lingua
Non si deve dare per scontato che le difficoltà linguistiche debbano sempre scomparire con il passare del tempo.
Anche a distanza di anni possono emergere difficoltà nell'acquisizione delle strutture logico-grammaticali, nella capacità di interpretare testi scritti, nell'abilità espositiva.
7 - COMPRENSIONE TESTUALE E DIFFICOLTA’ DI STUDIO
Si riscontrano con una certa frequenza deficit nella comprensione globale del materiale letto (integrazione tra frasi, inferenze sui temi non esplicitamente contenuti nel testo).
E' probabile che si tratti di problemi di autocontrollo metacognitivo, cioè di una difficoltà a inibire le informazioni irrilevanti e a focalizzarsi su quelle essenziali per la comprensione.
La difficoltà di studio può essere attribuibile a deficit motivazionali (il bambino tralascia lo studio perché interiormente impegnato da temi più importanti - interesse per le origini, fantasie sul rifiuto, elaborazione della relazione con la famiglia adottiva - che dominano interamente la sua vita fantasmatica, distraendolo dalla spinta conoscitiva che motiva lo studio.
8 - MOTO PERPETUO
Alcuni bambini hanno bisogno di mettersi sempre al centro dell'attenzione, di evitare il contatto con i momenti di quiete e di ascolto.
Il perpetuo agitarsi di questi bambini non è esibizionismo giocoso, si tratta piuttosto di una paura di fermarsi e trovarsi persi in un vuoto, di confrontarsi e sentirsi perdenti, di continuare a non piacere perché non si è piaciuti a qualcuno all'inizio.
Sono comportamenti che derivano da insicurezze, da incapacità di seguire il normale flusso della classe ("se non ce la faccio mi sottraggo, faccio altro per nascondere la mia incapacità").
Non va dimenticato che l'iperattività ha sempre una valenza depressiva.
Va ricordato anche che molti bambini in precedenza hanno vissuto soprattutto in gruppo (bambini istituzionalizzati), confrontandosi tra pari piuttosto che facendo riferimento a figure adulte, quindi faticano a interiorizzare le routines di comportamento richieste dal nuovo contesto.
9 - STRATEGIE CHE RIMANDANO AL PASSATO
Con azioni che possono turbare gli adulti, in realtà questi bambini parlano delle loro emozioni profonde. Ma rivelano anche strategie che sono state loro utili in passato:
- il furto, oltre a segnalare la necessità di riempire un vuoto, nella vita precedente poteva essere importante per la sopravvivenza;
- l'agitazione continua poteva essere un modo per catturare l'attenzione di un adulto, o per sfuggire a regole opprimenti, o per dimenticare qualcosa che faceva troppo male ricordare;
- le bugie e la fabulazione potevano corrispondere alla costruzione di una realtà parallela, più tollerabile, che consentisse di sfuggire almeno in fantasia alla realtà presente.
Prima di interpretare un comportamento fastidioso come sintomo di un disagio, bisognerebbe chiedersi “che funzione ha questo comportamento? È un'autodifesa? Una compensazione? Una rassicurazione? Un modo di raccontarsi?”
1o - METTERE ALLA PROVA
Più o meno consapevolmente il bambino adottato mette alla prova il nuovo ambiente (famiglia, scuola) per verificare la realtà dell’affetto dei nuovi genitori e del nuovo contesto.
Comportamenti tipici: sviluppo di comportamenti oppositivo-provocatori, furti, tendenza alla menzogna e alla fabulazione.
Sono comportamenti che possono riproporsi con particolare virulenza nella preadolescenza e nell’adolescenza.
11 - CHE FARE?
- valutare nella progettazione degli interventi le peculiarità evolutive associate all'adozione;
- evitare di considerare i disturbi dell’apprendimento come sintomi circoscritti, da eliminare con il semplice utilizzo di tecniche specifiche, ma considerarli anche come modalità comunicative del particolare disagio associato alla storia evolutiva del bambino;
- affiancare interventi di tipo metacognitivo rivolti allo sviluppo delle abilità di comprensione e pianificazione a interventi psicoterapeutici tesi alla rielaborazione dei vissuti conflittuali;
- utilizzare metodologie di apprendimento cooperativo (che evitano al bambino di stare solo con se stesso, sollecitando la collaborazione, l'aiuto reciproco, l'accettazione);
- conoscere e valorizzare l’esperienza passata del bambino anche in ambito scolastico, per migliorare la sua autostima e per contrastare il cambiamento drastico di punti di riferimento (la mancata considerazione degli insegnanti della sua esperienza passata - collegata alla constatazione di una diversità rispetto ai coetanei - è per il bambino adottato ulteriore fattore di disagio);
- abbassare le aspettative: è possibile che i bambini stiano ricevendo più informazioni di quante siano capaci di elaborare; avere aspettative ragionevoli e flessibili abbassa il livello d'ansia del bambino e gli consente di apprendere meglio;
- riconoscere i sentimenti del bambino, piuttosto che criticare i suoi comportamenti;
- aiutarlo a scoprire e sviluppare le abilità che possiede (esiste per tutti qualcosa in cui si riesce bene);
- dialogare e collaborare con la famiglia.
Per i genitori:
- non sovrainvestire l'ambito scolastico; essere consapevoli che le aspettative per il successo scolastico dei figli potrebbero non realizzarsi mai a causa della loro impossibilità di destinare all'apprendimento scolastico adeguate risorse emotive e cognitive;
- ritardare l’inserimento a scuola, inserire il bambino in una classe inferiore a quella anagrafica, evitare di sottoporlo a tour de force per colmare le lacune;
- ricordare che ripetere un anno non è un dramma;
- imostrare sempre accettazione, indipendentemente dai risultati;
- motivare il bambino ad apprendere per se stesso;
- coltivare interessi extrascolastici (riuscire bene in un campo – anche non scolastico – migliora l’autostima e consente di sopportare meglio la frustrazione di qualche fallimento scolastico);
- guardare lontano (l’impegno e la perseveranza pagano, non drammatizzare gli insuccessi).
LIVIA BOTTA
http://www.psicologia-genova.it/
Questo blog ha come finalità la discussione e l'approfondimento delle problematiche relative all'inserimento scolastico dei bambini e ragazzi adottati. Il sito di riferimento è www.adozionescuola.it. Amministratore del blog è la dr.ssa Livia Botta, Genova (www.liviabotta.it).
martedì 21 aprile 2009
sabato 18 aprile 2009
Libri di testo "sensibili all'adozione" - Scuola media (1)
Abbiamo esaminato alcune recenti antologie italiane per la scuola secondaria di I grado, col fine di verificare se e in quale misura vengano proposte letture che permettano di affrontare in classe l’argomento dell’adozione e, più in generale, se presentano in qualche modo l’evoluzione degli assetti famigliari nella società contemporanea e le connesse problematiche.
I materiali finora presi in considerazione sono i seguenti:
• Albonico P., Conca G., Singuaroli M., La bottega dei sogni, Archimede Edizioni 2007 (di seguito ANTO1)
• Bosio I., Schiapparelli E., Beccarla S., Le due lune – Leggere per crescere, Gruppo editoriale Il Capitello 2008 (di seguito ANTO2)
• D’Esculapio V., Massari L., Peviani M., Volere volare, Loffredo editore 2005 (di seguito ANTO3)
• Zordan R., Il narratore, Fabbri editore 2008 (di seguito ANTO4).
Rispetto alla tematica indicata sono emerse le seguenti posizioni.
ANTO1 affronta nel primo volume, come usualmente accade, un percorso relativo agli affetti e alle dinamiche famigliari. Infatti, nell’unità Vivere con gli altri è presente una sezione intitolata Album di famiglia, che prende l’avvio proprio da un’attività di costruzione dell’album fotografico della propria famiglia. Rispetto al punto di vista qui assunto, occorre segnalare che tale approccio può risultare imbarazzante per chi vive in contesti famigliari non tradizionali e, in modo particolare, per i ragazzi adottati. D’altra parte, tale impostazione appare ribadita anche dalla scelta antologica, che non accoglie brani riguardanti situazioni non convenzionali.Tuttavia, una sorta di apertura verso una visione più dinamica e alternativa dei rapporti genitori-figli traspare nella scelta di indicare, nella scheda finale sul cinema, il film About a boy, di P. e C. Wetz (USA-UK 2002), in cui si presenta una storia di inversione dei ruoli tra un ragazzino che vive con la madre separata e l’inconsapevole e immaturo ‘aspirante padre’.
Una più decisa inversione di tendenza compare nel secondo volume, in cui la tematica dell’adozione viene esplicitamente approfondita in un Dossier cittadinanza, dedicato però all’incontro tra culture e focalizzato sulle problematiche di sradicamento correlate alle adozioni internazionali. In tale ambito è comunque presente una attività di approfondimento sulle modalità di effettuazione delle stesse ed è possibile leggere un brano significativo della storia di una bambina adottata in Brasile (Una bambina venuta dal Brasile), tratto dal romanzo di L. Frescura, Non mi piace il fatto che sei bella, Fabbri editore.
Il terzo volume non contiene specifici riferimenti a tematiche famigliari di alcun genere.
ANTO2 In questo testo le tematiche famigliari vengono affrontate a partire dal secondo volume. In esso è presente una sezione chiamata Io e i miei, in cui si affronta anche la questione dei figli di genitori separati: è infatti riportato un brano (Mamma o papà) tratto dal libro della nota autrice per ragazzi Ch. Nöstlinger, Anch’io ho un papà, Einaudi ragazzi, nel quale sono esposte le riflessioni della protagonista su apparenti vantaggi e reali difficoltà dei figli di genitori separati.
Nel terzo volume, poi, si affronta direttamente il tema dell’adozione, all’interno di un analogo percorso di lettura (Diventare me… In famiglia). Anche in questo caso si riporta un passo (Mamma e papà mi hanno scelto) del già citato libro di L. Frescura, il che può indicare che la produzione sul tema non sia particolarmente copiosa, ma seguito da una scheda di approfondimento sull’adozione, che, tra l’altro, riporta una citazione da M. Scarpati, Adottare un figlio, Mondadori, nella rubrica La parola all’esperto. Accanto a essa appare inoltre anche un estratto da Il Profeta di K. Gibran sulla rapporto genitori-figli (Non sono cosa tua).
ANTO3 Questa antologia risulta particolarmente sensibile all’esigenza di guidare la riflessione su diversi aspetti della vita famigliare nel mondo d’oggi, anche con inserimenti piuttosto originali.
Nel primo volume (tomo 1B), alla sezione Educazione all’affettività – Amico è) è inserito un brano (Un amico venuto da lontano) tratto dal libro di A. Giustacuore, Il ragazzo venuto da lontano, La Scuola, in cui, nell’ambito delle diverse possibilità di incontro che la scuola offre, si presenta anche il caso di un compagno bielorusso inserito in classe a seguito dell’affidamento temporaneo a una famiglia italiana. Il passo, tra l’altro, riporta in particolare il racconto delle esperienze di vita del protagonista in istituto, insieme al fratellino.
Nella unità Avvio alla conoscenza di sé – I tuoi piccoli grandi problemi, poi, si ripropone il difficile rapporto di una figlia con la madre separata e il suo nuovo compagno, attraverso uno stralcio (Il terzo incomodo) dal famosissimo romanzo per ragazzi di Bianca Pitzorno, Principessa Laurentina, Salani.
Il secondo volume (tomo 2B) torna sulla questione, proponendo un brano che, tra l’altro, mette l’accento sugli imbarazzi che determinate consegne scolastiche possono creare su chi vive realtà peculiari. Il brano Il casino del disegno, infatti, racconta delle difficoltà di un bambino nel rappresentare la propria famiglia in un disegno, dal momento che il padre è da anni assente; il testo è tratto da M. Jane, La principessa della luna nuova, Einaudi.
Il tomo A dello stesso volume invita a una riflessione sulla condizione degli anziani soli e sul difficile rapporto con i figli e le loro famiglie: tale situazione è descritta nel brano Io non sarò mai un ex, tratto dalla raccolta di L. Speraddio, Storie di oggi e di domani, ed. Medusa, e inserito nella sezione Descrivere persone e stati d’animo.
Particolarmente interessante appare infine la proposta del terzo volume (tomo B, sezione Educazione al vivere insieme – Incrinature dell’anima). Incentrato sull’adozione è il brano Perché mi avete adottata?, tratto dal libro di M. Blackman, Hacker, Mondatori, da cui emergono dubbi e timori di una bambini adottata da una coppia che, nel frattempo, aveva concepito un figlio naturale. La proposta di attività che accompagna il testo, consiste in una discussione in classe sulla presumibile intensità di affetto riservata a figli naturali e adottati: si tratta di un atto esplicito di interesse per la problematica, che tuttavia non appare immune da riserve, in quanto potrebbe far sorgere situazioni difficili da gestire, soprattutto nel caso in cui tra gli allievi fossero effettivamente presenti figli adottivi.
Nella medesima unità è inoltre riportato un brano dal libro di S. Zecchi, Amata per caso, Mondatori, intitolato Sei stata molto fortunata, nel quale si racconta di una ragazza indiana venduta dalla famiglia a un artista di strada, con cui riesce a instaurare un profondo legame di affetto. Benché non sia specificamente dedicato al mondo dell’adozione, il testo può essere utile per riflettere su situazioni di abbandono e di ritrovata serenità.
ANTO4 dedica l’attenzione alle dinamiche famigliari solo nel primo volume, in cui è inserita una unità su Gli affetti famigliari. Tale percorso appare piuttosto ampio e articolato, dal momento che all’argomento sono dedicati un cineforum (relativo al film di S. Nettelback, Ricette d’amore) e due Dossier (La famiglia nel diritto italiano e La famiglia nella pubblicità, nei fumetti, nel mondo), oltre alla scelta antologica dei brani. Tuttavia, in nessuno di tali ambiti si fa mai riferimento alla adozione. Risulta invece maggiormente esaminata, benché non ripresa adeguatamente nei Dossier, la problematica delle separazioni, sia attraverso la proposta di un brano del libro già citato della Pitzorno (Come una mosca nella tela del ragno), sia una proposta di lettura, inserita nella rubrica In Biblioteca, relativa a E. Prati, Papà, il mio topo severo.
MARIU' GARATTI e SIMONE BERTONE
scuola sec. 1° grado "Don Milani", Genova
I materiali finora presi in considerazione sono i seguenti:
• Albonico P., Conca G., Singuaroli M., La bottega dei sogni, Archimede Edizioni 2007 (di seguito ANTO1)
• Bosio I., Schiapparelli E., Beccarla S., Le due lune – Leggere per crescere, Gruppo editoriale Il Capitello 2008 (di seguito ANTO2)
• D’Esculapio V., Massari L., Peviani M., Volere volare, Loffredo editore 2005 (di seguito ANTO3)
• Zordan R., Il narratore, Fabbri editore 2008 (di seguito ANTO4).
Rispetto alla tematica indicata sono emerse le seguenti posizioni.
ANTO1 affronta nel primo volume, come usualmente accade, un percorso relativo agli affetti e alle dinamiche famigliari. Infatti, nell’unità Vivere con gli altri è presente una sezione intitolata Album di famiglia, che prende l’avvio proprio da un’attività di costruzione dell’album fotografico della propria famiglia. Rispetto al punto di vista qui assunto, occorre segnalare che tale approccio può risultare imbarazzante per chi vive in contesti famigliari non tradizionali e, in modo particolare, per i ragazzi adottati. D’altra parte, tale impostazione appare ribadita anche dalla scelta antologica, che non accoglie brani riguardanti situazioni non convenzionali.Tuttavia, una sorta di apertura verso una visione più dinamica e alternativa dei rapporti genitori-figli traspare nella scelta di indicare, nella scheda finale sul cinema, il film About a boy, di P. e C. Wetz (USA-UK 2002), in cui si presenta una storia di inversione dei ruoli tra un ragazzino che vive con la madre separata e l’inconsapevole e immaturo ‘aspirante padre’.
Una più decisa inversione di tendenza compare nel secondo volume, in cui la tematica dell’adozione viene esplicitamente approfondita in un Dossier cittadinanza, dedicato però all’incontro tra culture e focalizzato sulle problematiche di sradicamento correlate alle adozioni internazionali. In tale ambito è comunque presente una attività di approfondimento sulle modalità di effettuazione delle stesse ed è possibile leggere un brano significativo della storia di una bambina adottata in Brasile (Una bambina venuta dal Brasile), tratto dal romanzo di L. Frescura, Non mi piace il fatto che sei bella, Fabbri editore.
Il terzo volume non contiene specifici riferimenti a tematiche famigliari di alcun genere.
ANTO2 In questo testo le tematiche famigliari vengono affrontate a partire dal secondo volume. In esso è presente una sezione chiamata Io e i miei, in cui si affronta anche la questione dei figli di genitori separati: è infatti riportato un brano (Mamma o papà) tratto dal libro della nota autrice per ragazzi Ch. Nöstlinger, Anch’io ho un papà, Einaudi ragazzi, nel quale sono esposte le riflessioni della protagonista su apparenti vantaggi e reali difficoltà dei figli di genitori separati.
Nel terzo volume, poi, si affronta direttamente il tema dell’adozione, all’interno di un analogo percorso di lettura (Diventare me… In famiglia). Anche in questo caso si riporta un passo (Mamma e papà mi hanno scelto) del già citato libro di L. Frescura, il che può indicare che la produzione sul tema non sia particolarmente copiosa, ma seguito da una scheda di approfondimento sull’adozione, che, tra l’altro, riporta una citazione da M. Scarpati, Adottare un figlio, Mondadori, nella rubrica La parola all’esperto. Accanto a essa appare inoltre anche un estratto da Il Profeta di K. Gibran sulla rapporto genitori-figli (Non sono cosa tua).
ANTO3 Questa antologia risulta particolarmente sensibile all’esigenza di guidare la riflessione su diversi aspetti della vita famigliare nel mondo d’oggi, anche con inserimenti piuttosto originali.
Nel primo volume (tomo 1B), alla sezione Educazione all’affettività – Amico è) è inserito un brano (Un amico venuto da lontano) tratto dal libro di A. Giustacuore, Il ragazzo venuto da lontano, La Scuola, in cui, nell’ambito delle diverse possibilità di incontro che la scuola offre, si presenta anche il caso di un compagno bielorusso inserito in classe a seguito dell’affidamento temporaneo a una famiglia italiana. Il passo, tra l’altro, riporta in particolare il racconto delle esperienze di vita del protagonista in istituto, insieme al fratellino.
Nella unità Avvio alla conoscenza di sé – I tuoi piccoli grandi problemi, poi, si ripropone il difficile rapporto di una figlia con la madre separata e il suo nuovo compagno, attraverso uno stralcio (Il terzo incomodo) dal famosissimo romanzo per ragazzi di Bianca Pitzorno, Principessa Laurentina, Salani.
Il secondo volume (tomo 2B) torna sulla questione, proponendo un brano che, tra l’altro, mette l’accento sugli imbarazzi che determinate consegne scolastiche possono creare su chi vive realtà peculiari. Il brano Il casino del disegno, infatti, racconta delle difficoltà di un bambino nel rappresentare la propria famiglia in un disegno, dal momento che il padre è da anni assente; il testo è tratto da M. Jane, La principessa della luna nuova, Einaudi.
Il tomo A dello stesso volume invita a una riflessione sulla condizione degli anziani soli e sul difficile rapporto con i figli e le loro famiglie: tale situazione è descritta nel brano Io non sarò mai un ex, tratto dalla raccolta di L. Speraddio, Storie di oggi e di domani, ed. Medusa, e inserito nella sezione Descrivere persone e stati d’animo.
Particolarmente interessante appare infine la proposta del terzo volume (tomo B, sezione Educazione al vivere insieme – Incrinature dell’anima). Incentrato sull’adozione è il brano Perché mi avete adottata?, tratto dal libro di M. Blackman, Hacker, Mondatori, da cui emergono dubbi e timori di una bambini adottata da una coppia che, nel frattempo, aveva concepito un figlio naturale. La proposta di attività che accompagna il testo, consiste in una discussione in classe sulla presumibile intensità di affetto riservata a figli naturali e adottati: si tratta di un atto esplicito di interesse per la problematica, che tuttavia non appare immune da riserve, in quanto potrebbe far sorgere situazioni difficili da gestire, soprattutto nel caso in cui tra gli allievi fossero effettivamente presenti figli adottivi.
Nella medesima unità è inoltre riportato un brano dal libro di S. Zecchi, Amata per caso, Mondatori, intitolato Sei stata molto fortunata, nel quale si racconta di una ragazza indiana venduta dalla famiglia a un artista di strada, con cui riesce a instaurare un profondo legame di affetto. Benché non sia specificamente dedicato al mondo dell’adozione, il testo può essere utile per riflettere su situazioni di abbandono e di ritrovata serenità.
ANTO4 dedica l’attenzione alle dinamiche famigliari solo nel primo volume, in cui è inserita una unità su Gli affetti famigliari. Tale percorso appare piuttosto ampio e articolato, dal momento che all’argomento sono dedicati un cineforum (relativo al film di S. Nettelback, Ricette d’amore) e due Dossier (La famiglia nel diritto italiano e La famiglia nella pubblicità, nei fumetti, nel mondo), oltre alla scelta antologica dei brani. Tuttavia, in nessuno di tali ambiti si fa mai riferimento alla adozione. Risulta invece maggiormente esaminata, benché non ripresa adeguatamente nei Dossier, la problematica delle separazioni, sia attraverso la proposta di un brano del libro già citato della Pitzorno (Come una mosca nella tela del ragno), sia una proposta di lettura, inserita nella rubrica In Biblioteca, relativa a E. Prati, Papà, il mio topo severo.
MARIU' GARATTI e SIMONE BERTONE
scuola sec. 1° grado "Don Milani", Genova
martedì 14 aprile 2009
Seminario CIAI "Vi racconto la mia storia" (Milano 23 maggio)
Segnalo questa interessante iniziativa del CIAI:
Sabato 23 maggio, dalle 9 alle 13, il CIAI organizza a Milano il Seminario per genitori e figli adottivi “Vi racconto la mia storia”, al quale interverranno come relatori il Professor Duccio Demetrio, Docente di Filosofia dell'educazione e di teorie e pratiche della narrazione all'Università degli Studi Milano Bicocca e fondatore della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari; la scrittrice e figlia adottiva Shanti Ghelardoni Koli, autrice di “Ritorno alle origini, una favola moderna” e il Dottor Gregorio Mazzonis, psicologo e psicoterapeuta, consulente CIAI.
Divenuti adulti i figli adottivi hanno una consapevolezza nuova della loro storia personale. L’evento adozione, lungi dal perdere significato, si colloca all’interno di un percorso di vita più ampio e l’essere adulti fornisce strumenti cognitivi, conoscenze ed esperienze che consentono di rapportarsi in maniera diversa con la propria storia. Spesso è proprio in questa fase della vita che si riscopre il bisogno/desiderio di guardarsi indietro, di ripercorrere il proprio passato, per meglio comprenderlo, fare bilanci, attribuire senso agli eventi. In questo processo la scrittura può assumere un ruolo estremamente importante per sostenere la riflessione, mettere ordine, costruire connessioni e significati. In questo incontro verrà illustrato il modo in cui i figli adottivi possono rapportarsi al loro passato e verrà illustrato l’approccio autobiografico quale esempio dell’utilizzo della scrittura per confrontarsi con la propria storia.
Il Seminario è rivolto ai genitori, adottanti e adottivi, ai figli adottivi adulti, agli operatori psico-sociali e a tutti coloro che sono interessati alla tematica.
L’incontro è a numero chiuso e l’iscrizione è obbligatoria.
La conferma è subordinata alla disponibilità dei posti in sala.
La quota di iscrizione è di 35 euro (30 per i soci CIAI); sono previste riduzioni in caso di iscrizione all’intero ciclo di 5 seminari.
La scheda d'iscrizione e la brochure dell'intero ciclo di seminari “Raccontare, raccontarsi…l’adozione incontro di storie” sono reperibili sul sito http://www.ciai.it/.
Per informazioni
CIAI - Attività Culturali e Centro Studi
tel: 02/84844402
fax: 02/8467715
centrostudi@ciai.it
http://www.ciai.it
Sabato 23 maggio, dalle 9 alle 13, il CIAI organizza a Milano il Seminario per genitori e figli adottivi “Vi racconto la mia storia”, al quale interverranno come relatori il Professor Duccio Demetrio, Docente di Filosofia dell'educazione e di teorie e pratiche della narrazione all'Università degli Studi Milano Bicocca e fondatore della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari; la scrittrice e figlia adottiva Shanti Ghelardoni Koli, autrice di “Ritorno alle origini, una favola moderna” e il Dottor Gregorio Mazzonis, psicologo e psicoterapeuta, consulente CIAI.
Divenuti adulti i figli adottivi hanno una consapevolezza nuova della loro storia personale. L’evento adozione, lungi dal perdere significato, si colloca all’interno di un percorso di vita più ampio e l’essere adulti fornisce strumenti cognitivi, conoscenze ed esperienze che consentono di rapportarsi in maniera diversa con la propria storia. Spesso è proprio in questa fase della vita che si riscopre il bisogno/desiderio di guardarsi indietro, di ripercorrere il proprio passato, per meglio comprenderlo, fare bilanci, attribuire senso agli eventi. In questo processo la scrittura può assumere un ruolo estremamente importante per sostenere la riflessione, mettere ordine, costruire connessioni e significati. In questo incontro verrà illustrato il modo in cui i figli adottivi possono rapportarsi al loro passato e verrà illustrato l’approccio autobiografico quale esempio dell’utilizzo della scrittura per confrontarsi con la propria storia.
Il Seminario è rivolto ai genitori, adottanti e adottivi, ai figli adottivi adulti, agli operatori psico-sociali e a tutti coloro che sono interessati alla tematica.
L’incontro è a numero chiuso e l’iscrizione è obbligatoria.
La conferma è subordinata alla disponibilità dei posti in sala.
La quota di iscrizione è di 35 euro (30 per i soci CIAI); sono previste riduzioni in caso di iscrizione all’intero ciclo di 5 seminari.
La scheda d'iscrizione e la brochure dell'intero ciclo di seminari “Raccontare, raccontarsi…l’adozione incontro di storie” sono reperibili sul sito http://www.ciai.it/.
Per informazioni
CIAI - Attività Culturali e Centro Studi
tel: 02/84844402
fax: 02/8467715
centrostudi@ciai.it
http://www.ciai.it
mercoledì 8 aprile 2009
Gruppo "Adozione e scuola" 5° incontro (13/03/09)
L’incontro del 13 marzo, aperto alla partecipazione delle famiglie, ha visto un incremento di presenze sia di docenti che di genitori.
Si è parlato di normativa scolastica, chiarendo che non esistono - al momento - esplicite norme di riferimento che fissino linee guida per l'inserimento e l’accoglienza dei bambini adottati. Ci si riferisce solitamente alla normativa che supporta l'accoglienza degli alunni stranieri, che consente di inserire i neoarrivati o nella classe corrispondente all’età anagrafica o in quella precedente, in quest’ultimo caso con la possibilità di passare in corso d'anno alla classe superiore.
Si è lungamente discusso se sia meglio inserire i bambini adottati nella classe corrispondente all'età anagrafica, privilegiando in tal modo il rapporto con i pari, o in una classe inferiore, per diminuire lo stress legato all’apprendimento. Quest'ultima soluzione sembrerebbe la preferibile, ma si è arrivati alla conclusione che la decisione andrebbe presa caso per caso, tenendo in considerazione l’eventuale scolarizzazione precedente, il livello di conoscenza della lingua italiana, la maturità psico-fisica raggiunta.
La soluzione ottimale sembrerebbe quella di partire da un livello più basso con eventuale passaggio a una classe superiore in corso d’anno, se le condizioni dell'apprendimento risultano particolarmente favorevoli. Tuttavia – richiedendo questa soluzione interventi personalizzati - ci si chiede quanto sia realisticamente praticabile oggi, con i tagli attuali al personale e alle risorse della scuola.
Sono stati illustrati - sia da insegnanti che da genitori - numerosi casi di inserimenti più o meno riusciti.
Per quanto riguarda il “quando” dell’inserimento, si è stati concordi sull’opportunità di farlo precedere da un periodo sufficientemente lungo di permanenza in famiglia (alcuni mesi almeno), per consentire che si sviluppi e consolidi l’attaccamento ai genitori e perché l'apprendimento della lingua italiana avvenga in un contesto il più possibile naturale, che lo avvicini all'apprendimento di una lingua madre.
Si è poi passati a parlare del nome d’origine del bambino: lasciarlo o cambiarlo? Continuare a usare il nome originario è d’aiuto al mantenimento di un senso di continuità identitaria. Ma quando ad esempio questo nome è impronunciabile in italiano, mantenerlo non finirebbe per creare difficoltà nei rapporti con i coetanei? Non potrebbe essere più sensato “italianizzare” il nome quando possibile, o affiancargli un nome italiano da utilizzare per scelta al bisogno? Anche in questo caso i genitori hanno raccontato/confrontato le reciproche scelte e opinioni, in un clima di rispetto e di comprensione delle diverse scelte di ciascuno.
Si è infine parlato dei problemi comportamentali che possono presentarsi a scuola, della difficoltà che alcuni bambini adottati incontrano nel rispetto delle regole della convivenza scolastica. Che significato hanno questi comportamenti (ad esempio quando il bambino li manifesta più a scuola che a casa)? Che strategie usare per superarli?
Si è detto che si tratta di comportamenti di sfida, di messa alla prova dell'adulto, che esprimono la ricerca di un limite, di un contenitore solido di emozioni positive e negative. Un contenitore esterno, perché spesso questi bambini sono in difficoltà nel controllare autonomamente le proprie emozioni, non avendo introiettato a sufficienza il senso del limite emotivo e corporeo, che si acquisisce nella primissima infanzia grazie al contenimento fisico ed affettivo delle prime figure di accudimento.
Si è detto anche che certi comportamenti potrebbero manifestarsi soprattutto a scuola perché il contesto collettivo della classe può far riaffiorare immagini del passato legate all'istituzionalizzazione. Ma potrebbe anche trattarsi di un modo per proteggere i genitori dalla propria rabbia, trasferendola su una realtà esterna alla famiglia.
Questo sarà comunque uno degli argomenti del prossimo incontro (17 aprile), anch'esso aperto ai genitori, in cui si parlerà della difficoltà di apprendimento e relazionali che i bambini e i ragazzi adottati possono incontrare a scuola, nonché delle strategie per affrontarle.
LIVIA BOTTA
http://www.psicologia-genova.it/
Si è parlato di normativa scolastica, chiarendo che non esistono - al momento - esplicite norme di riferimento che fissino linee guida per l'inserimento e l’accoglienza dei bambini adottati. Ci si riferisce solitamente alla normativa che supporta l'accoglienza degli alunni stranieri, che consente di inserire i neoarrivati o nella classe corrispondente all’età anagrafica o in quella precedente, in quest’ultimo caso con la possibilità di passare in corso d'anno alla classe superiore.
Si è lungamente discusso se sia meglio inserire i bambini adottati nella classe corrispondente all'età anagrafica, privilegiando in tal modo il rapporto con i pari, o in una classe inferiore, per diminuire lo stress legato all’apprendimento. Quest'ultima soluzione sembrerebbe la preferibile, ma si è arrivati alla conclusione che la decisione andrebbe presa caso per caso, tenendo in considerazione l’eventuale scolarizzazione precedente, il livello di conoscenza della lingua italiana, la maturità psico-fisica raggiunta.
La soluzione ottimale sembrerebbe quella di partire da un livello più basso con eventuale passaggio a una classe superiore in corso d’anno, se le condizioni dell'apprendimento risultano particolarmente favorevoli. Tuttavia – richiedendo questa soluzione interventi personalizzati - ci si chiede quanto sia realisticamente praticabile oggi, con i tagli attuali al personale e alle risorse della scuola.
Sono stati illustrati - sia da insegnanti che da genitori - numerosi casi di inserimenti più o meno riusciti.
Per quanto riguarda il “quando” dell’inserimento, si è stati concordi sull’opportunità di farlo precedere da un periodo sufficientemente lungo di permanenza in famiglia (alcuni mesi almeno), per consentire che si sviluppi e consolidi l’attaccamento ai genitori e perché l'apprendimento della lingua italiana avvenga in un contesto il più possibile naturale, che lo avvicini all'apprendimento di una lingua madre.
Si è poi passati a parlare del nome d’origine del bambino: lasciarlo o cambiarlo? Continuare a usare il nome originario è d’aiuto al mantenimento di un senso di continuità identitaria. Ma quando ad esempio questo nome è impronunciabile in italiano, mantenerlo non finirebbe per creare difficoltà nei rapporti con i coetanei? Non potrebbe essere più sensato “italianizzare” il nome quando possibile, o affiancargli un nome italiano da utilizzare per scelta al bisogno? Anche in questo caso i genitori hanno raccontato/confrontato le reciproche scelte e opinioni, in un clima di rispetto e di comprensione delle diverse scelte di ciascuno.
Si è infine parlato dei problemi comportamentali che possono presentarsi a scuola, della difficoltà che alcuni bambini adottati incontrano nel rispetto delle regole della convivenza scolastica. Che significato hanno questi comportamenti (ad esempio quando il bambino li manifesta più a scuola che a casa)? Che strategie usare per superarli?
Si è detto che si tratta di comportamenti di sfida, di messa alla prova dell'adulto, che esprimono la ricerca di un limite, di un contenitore solido di emozioni positive e negative. Un contenitore esterno, perché spesso questi bambini sono in difficoltà nel controllare autonomamente le proprie emozioni, non avendo introiettato a sufficienza il senso del limite emotivo e corporeo, che si acquisisce nella primissima infanzia grazie al contenimento fisico ed affettivo delle prime figure di accudimento.
Si è detto anche che certi comportamenti potrebbero manifestarsi soprattutto a scuola perché il contesto collettivo della classe può far riaffiorare immagini del passato legate all'istituzionalizzazione. Ma potrebbe anche trattarsi di un modo per proteggere i genitori dalla propria rabbia, trasferendola su una realtà esterna alla famiglia.
Questo sarà comunque uno degli argomenti del prossimo incontro (17 aprile), anch'esso aperto ai genitori, in cui si parlerà della difficoltà di apprendimento e relazionali che i bambini e i ragazzi adottati possono incontrare a scuola, nonché delle strategie per affrontarle.
LIVIA BOTTA
http://www.psicologia-genova.it/
lunedì 9 marzo 2009
Gli obiettivi del progetto "Adozione e scuola"
L’incontro del 13 febbraio è stato anche occasione per un primo bilancio del lavoro del nostro gruppo e per una ridefinizione delle sue finalità.
Una PRIMA finalità è di ordine CULTURALE:
http://www.psicologia-genova.it/
Una PRIMA finalità è di ordine CULTURALE:
- contribuire a diffondere nella scuola una cultura dell'adozione, da considerare come uno dei modi possibili di essere famiglia oggi, all'interno di una pluralità di modelli (famiglie monoparentali, ricostruite, adottive);
- aiutare gli insegnanti a trovare le parole per trattare in classe con semplicità la realtà dell'adozione;
- analizzare i libri di testo più usati, per individuare quelli sensibili alle tematiche adottive e aggiornati nel presentare la poliedrica realtà delle famiglie di oggi.
Una SECONDA finalità è di ordine FORMATIVO:
- far crescere il gruppo, farlo diventare un “soggetto collettivo” competente sulle problematiche del post-adozione, in grado di costituire in futuro un riferimento per quelle realtà (scuole, singoli insegnanti o altri soggetti) che si troveranno alle prese con l’accoglienza dei bambini adottati e delle loro famiglie;
- aiutare gli insegnanti a riconoscere e dare significato a eventuali segnali di disagio o difficoltà comportamentali o cognitive che un bambino adottato può incontrare (ma non necessariamente incontra) nel suo percorso scolastico; proporre strategie per fronteggiare problemi relazionali o difficoltà di apprendimento;
- offrire suggerimenti per affrontare l'approccio alla storia personale con modalità che rispettino la storia pregressa del bambino e non urtino la sensibilità dei genitori.
Una TERZA finalità è di ordine ISTITUZIONALE:
- sollecitare la definizione di Linee guida per l’inserimento dei bambini adottati a scuola;
- sollecitare la costituzione di Reti fra diversi soggetti (famiglia, istituzioni scolastiche, servizi socio-sanitari territoriali, enti autorizzati) per accompagnare con progetti concordati l'inserimento e l'integrazione nel contesto scolastico dei bambini adottati.
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martedì 3 marzo 2009
Gruppo "Adozione e scuola" 4° incontro (13/02/09)
Il tema oggetto di riflessione nell'incontro del 13 febbraio è stato "LE CARATTERISTICHE PSICOLOGICHE DEI BAMBINI ADOTTATI E L’ESPERIENZA DELL’ABBANDONO".
Abbiamo tratto spunto dai seguenti testi:
1991, Newton Verrier N., La ferita primaria. Eredità del bambino adottato http://www.regione.emilia-romagna.it/wcm/infanzia/sezioni/servizio/promozione/sistema_integrato/adozione/documenti/primalwound.pdf
1993, Bal Filoramo L., Esperienze a confronto, in “L’adozione difficile”, Borla, Roma, pp. 82-89.
2005, Viero F., La riattivazione del trauma nel fallimento adottivo, in Galli J., Viero F., “Fallimenti adottivi”, Armando Editore, Roma.
2005, Galli J., La situazione psicoevolutiva del bambino che viene adottato, in Galli J., Viero F., “Fallimenti adottivi”, Armando Editore, Roma.
2006, De Bono I., Dal trauma all’esperienza adottiva, in “Trasformazioni”, n.1/2006, pp. 39-55. http://www.spigahorney.it/italiano/Articolo_De%20Bono.pdf
2006, Chistolini M. e al., Un modo diverso di essere famiglia, in “Scuola e adozione”, Franco Angeli, Milano, pp.66-78.
2006, Artoni Schlesinger C., L’adozione e la ferita dell’abbandono. L’emergere del trauma e le difficoltà delle identificazioni, in “Adozione e oltre”, Borla, Roma, pp. 146-164.
2008, Ghezzi D., Abbandono e sintomi post-traumatici, in Commissione per le adozioni internazionali, “Il post-adozione fra progettazione e azione”, pp. 155-161.
Suggerimenti per altre letture (volumi):
2006, Artoni Schlesinger C., Adozione e oltre, Borla, Roma.
2007, Newton Verrier N., La ferita primaria. Comprendere il bambino adottato, Il Saggiatore, Milano.
Gli stimoli offerti dai testi ci hanno portato ad approfondire i seguenti aspetti (qui riportati in forma estremamente schematica):
1 - LA FERITA PRIMARIA
Oggi le ricerche neurobiologiche ci consentono di affermare che esiste una memoria corporea di esperienza prenatale che può modificare il comportamento nella vita postnatale.
Ciò contrasta la convinzione diffusa che adottare un bambino neonato annulli o riduca al minimo la storia precedente: in realtà LA STORIA DI UN BAMBINO INIZIA AL MOMENTO DEL CONCEPIMENTO, LASCIA UNA MEMORIA INSCRITTA NEL CORPO E PARTECIPA ALLA COSTRUZIONE DELL'IDENTITA' DEL BAMBINO.
Un bambino che sperimenta, alla nascita o successivamente, la separazione dai propri genitori biologici vive una situazione traumatica che altera una condizione fisiologica di crescita e determina un dolore mentale che segna la sua storia personale, il suo sviluppo, la sua organizzazione psichica e sarà presente nella sua realtà interna e nei legami che nel futuro sarà in grado di stabilire.
IL TENTATIVO DI DISFARSI DEL DOLORE MENTALE COLLEGATO AL TRAUMA PORTERA' IL BAMBINO A PROIETTARLO SUI GENITORI E SULL'AMBIENTE (anche sulla scuola), nonostante il suo desiderio di legame.
I genitori adottivi dovranno quindi accogliere sia il bambino che il suo trauma, tollerare il suo dolore mentale, farsene carico (insieme alla frustrazione che il figlio reale è diverso dal figlio del desiderio).
2 – ABBANDONI RIPETUTI E RISPOSTE SENSO-MOTORIE
Nel caso dell'adozione internazionale molti bambini hanno vissuto esperienze ripetute di separazioni e perdite, derivate dal continuo cambiamento delle figure di riferimento (personale degli istituti), nonché dalle ripetute separazioni da altri bambini e/o fratelli.
La carenza e il malfunzionamento delle cure porta questi bambini ad adottare strategie di sopravvivenza in cui L'ESPERIENZA SENSO-MOTORIA (scarica pulsionale che pone concretamente il corpo in relazione con la realtà esterna) PREVALE SUL FUNZIONAMENTO SIMBOLICO.
Quest’ultimo, infatti, si sviluppa soprattutto grazie alla stabile interazione tra il bambino e le figure di accudimento (solitamente la madre), a partire dal periodo neonatale.
La quantità e l'intensità di stimoli che il bambino adottivo riceve nei primi tempi della sua vita nella nuova famiglia possono provocare in lui un SOVRACCARICO DI ECCITAMENTO, facendo perdurare la risposta senso-motoria.
3 – CARATTERISTICHE PSICOLOGICHE DEI BAMBINI ADOTTATI
E' ipotizzabile che proprio il prevalere della risposta senso-motoria e la carenza di funzionamento simbolico sia alla base dei DEFICIT DI ATTENZIONE CON IPERATTIVITA', dei COMPORTAMENTI OPPOSITIVO-PROVOCATORI, dei DISTURBI DELL'APPRENDIMENTO che molti bambini adottati manifestano a scuola.
Alcuni bambini SI ADATTANO O PSEUDO-ADATTANO ALL'AMBIENTE attraverso una modalità adesiva. Ciò tuttavia non è privo di rischi, perché anche se questa imitazione all'inizio può favorire l'investimento narcisistico dei genitori e degli altri adulti di riferimento (degli insegnanti ad esempio), se si protrae nel tempo può costituire un FRENO AL PROCESSO EVOLUTIVO, in quanto non permette al bambino di integrare le esperienze interne appartenenti al periodo precedente all'adozione con la nuova realtà.
Per certi bambini che hanno vissuto esperienze di forte deprivazione (vedi bambini provenienti da alcuni istituti dell'est europeo) LA RIGIDITA' DELL'ISITUZIONE FUNGEVA DA BARRIERA DIFENSIVA esterna, a fronte di una fragile strutturazione dell'Io e di una scarsa autonomia di funzionamento psichico. In certi casi può essere traumatico proprio lo sradicamento da questi contesti (instabilità del nuovo contesto, contro la stabilità del contesto precedente).
4 – PERCHE’ SONO STATO ABBANDONATO?
Il fatto di essere stato abbandonato pesa e peserà nell'interiorità del bambino che cresce. La domanda “perché sono stato abbandonato” è destinata a permanere nella mente e nel cuore.
L'interrogativo rimane, ma non è più lacerante, se con l'adozione si crea un senso di appartenenza che rispetta l'individualità e la storia del bambino.
Come gestire le informazioni sul passato?
Accettare che esistano DOMANDE legittime, RICORDI legittimi, legittimi LEGAMI (nostalgia...). Tenere la porta aperta al bisogno di ESPRIMERSI, di RACCONTARE, di CONFRONTARE (in famiglia e fuori) la propria storia, per elaborare un'appartenenza alla famiglia adottiva che non metta tra parentesi le origini.
Il vero interrogativo di chi cerca non è “chi erano quelli che mi hanno abbandonato”, ma “perché sono stato abbandonato?” (l'accesso alle informazioni previsto dalla legge non dà risposta a questo quesito).
5 – BAMBINI TRAUMATIZZATI
Quanto più un bambino ha vissuto in contesti e relazioni di vita disfunzionali, tanto meno ha sviluppato le risorse personali per fronteggiare nuovi adattamenti e apprendimenti
Qual è il funzionamento psicologico dei bambini che sono stati traumatizzati (traumi ripetuti in una dimensione cronica)?
C'è una PERDITA DELLA FIDUCIA DI BASE, che si traduce nella convinzione che “io non valgo niente”, e “posso sicuramente aspettarmi che gli altri mi faranno del male, specie se mi sono vicini”.
Ne derivano i criteri di comportamento: “MEGLIO ATTACCARE CHE ESSERE ATTACCATO”, “PRIMA DI ESSERE CACCIATO MI FARO' CACCIARE.”
Con un bambino maltrattato l'espressione della vicinanza affettiva e la prossimità fisica possono scatenare vissuti post-traumatici.
Spesso le MADRI sono LE PIU' ATTACCATE dall'aggressività di un bambino anticamente traumatizzato perché a loro viene maggiormente attribuito il tradimento e la non capacità di difesa che il bambino porta nei suoi ricordi.
Il passato e la memoria non possono essere cancellati, occorre NARRARE per GARANTIRE LA CONTINUITA' DEL SE'. Non affrontare aree o periodi di sofferenza rischia di farle rimanere intatte, creando una dualità pericolosa per cui accanto a un soggetto adattato persiste un soggetto traumatizzato latente che può improvvisamente esprimersi in condizioni di riattivazione post-traumatica.
LIVIA BOTTA
http://www.psicologia-genova.it/
Abbiamo tratto spunto dai seguenti testi:
1991, Newton Verrier N., La ferita primaria. Eredità del bambino adottato http://www.regione.emilia-romagna.it/wcm/infanzia/sezioni/servizio/promozione/sistema_integrato/adozione/documenti/primalwound.pdf
1993, Bal Filoramo L., Esperienze a confronto, in “L’adozione difficile”, Borla, Roma, pp. 82-89.
2005, Viero F., La riattivazione del trauma nel fallimento adottivo, in Galli J., Viero F., “Fallimenti adottivi”, Armando Editore, Roma.
2005, Galli J., La situazione psicoevolutiva del bambino che viene adottato, in Galli J., Viero F., “Fallimenti adottivi”, Armando Editore, Roma.
2006, De Bono I., Dal trauma all’esperienza adottiva, in “Trasformazioni”, n.1/2006, pp. 39-55. http://www.spigahorney.it/italiano/Articolo_De%20Bono.pdf
2006, Chistolini M. e al., Un modo diverso di essere famiglia, in “Scuola e adozione”, Franco Angeli, Milano, pp.66-78.
2006, Artoni Schlesinger C., L’adozione e la ferita dell’abbandono. L’emergere del trauma e le difficoltà delle identificazioni, in “Adozione e oltre”, Borla, Roma, pp. 146-164.
2008, Ghezzi D., Abbandono e sintomi post-traumatici, in Commissione per le adozioni internazionali, “Il post-adozione fra progettazione e azione”, pp. 155-161.
Suggerimenti per altre letture (volumi):
2006, Artoni Schlesinger C., Adozione e oltre, Borla, Roma.
2007, Newton Verrier N., La ferita primaria. Comprendere il bambino adottato, Il Saggiatore, Milano.
Gli stimoli offerti dai testi ci hanno portato ad approfondire i seguenti aspetti (qui riportati in forma estremamente schematica):
1 - LA FERITA PRIMARIA
Oggi le ricerche neurobiologiche ci consentono di affermare che esiste una memoria corporea di esperienza prenatale che può modificare il comportamento nella vita postnatale.
Ciò contrasta la convinzione diffusa che adottare un bambino neonato annulli o riduca al minimo la storia precedente: in realtà LA STORIA DI UN BAMBINO INIZIA AL MOMENTO DEL CONCEPIMENTO, LASCIA UNA MEMORIA INSCRITTA NEL CORPO E PARTECIPA ALLA COSTRUZIONE DELL'IDENTITA' DEL BAMBINO.
Un bambino che sperimenta, alla nascita o successivamente, la separazione dai propri genitori biologici vive una situazione traumatica che altera una condizione fisiologica di crescita e determina un dolore mentale che segna la sua storia personale, il suo sviluppo, la sua organizzazione psichica e sarà presente nella sua realtà interna e nei legami che nel futuro sarà in grado di stabilire.
IL TENTATIVO DI DISFARSI DEL DOLORE MENTALE COLLEGATO AL TRAUMA PORTERA' IL BAMBINO A PROIETTARLO SUI GENITORI E SULL'AMBIENTE (anche sulla scuola), nonostante il suo desiderio di legame.
I genitori adottivi dovranno quindi accogliere sia il bambino che il suo trauma, tollerare il suo dolore mentale, farsene carico (insieme alla frustrazione che il figlio reale è diverso dal figlio del desiderio).
2 – ABBANDONI RIPETUTI E RISPOSTE SENSO-MOTORIE
Nel caso dell'adozione internazionale molti bambini hanno vissuto esperienze ripetute di separazioni e perdite, derivate dal continuo cambiamento delle figure di riferimento (personale degli istituti), nonché dalle ripetute separazioni da altri bambini e/o fratelli.
La carenza e il malfunzionamento delle cure porta questi bambini ad adottare strategie di sopravvivenza in cui L'ESPERIENZA SENSO-MOTORIA (scarica pulsionale che pone concretamente il corpo in relazione con la realtà esterna) PREVALE SUL FUNZIONAMENTO SIMBOLICO.
Quest’ultimo, infatti, si sviluppa soprattutto grazie alla stabile interazione tra il bambino e le figure di accudimento (solitamente la madre), a partire dal periodo neonatale.
La quantità e l'intensità di stimoli che il bambino adottivo riceve nei primi tempi della sua vita nella nuova famiglia possono provocare in lui un SOVRACCARICO DI ECCITAMENTO, facendo perdurare la risposta senso-motoria.
3 – CARATTERISTICHE PSICOLOGICHE DEI BAMBINI ADOTTATI
E' ipotizzabile che proprio il prevalere della risposta senso-motoria e la carenza di funzionamento simbolico sia alla base dei DEFICIT DI ATTENZIONE CON IPERATTIVITA', dei COMPORTAMENTI OPPOSITIVO-PROVOCATORI, dei DISTURBI DELL'APPRENDIMENTO che molti bambini adottati manifestano a scuola.
Alcuni bambini SI ADATTANO O PSEUDO-ADATTANO ALL'AMBIENTE attraverso una modalità adesiva. Ciò tuttavia non è privo di rischi, perché anche se questa imitazione all'inizio può favorire l'investimento narcisistico dei genitori e degli altri adulti di riferimento (degli insegnanti ad esempio), se si protrae nel tempo può costituire un FRENO AL PROCESSO EVOLUTIVO, in quanto non permette al bambino di integrare le esperienze interne appartenenti al periodo precedente all'adozione con la nuova realtà.
Per certi bambini che hanno vissuto esperienze di forte deprivazione (vedi bambini provenienti da alcuni istituti dell'est europeo) LA RIGIDITA' DELL'ISITUZIONE FUNGEVA DA BARRIERA DIFENSIVA esterna, a fronte di una fragile strutturazione dell'Io e di una scarsa autonomia di funzionamento psichico. In certi casi può essere traumatico proprio lo sradicamento da questi contesti (instabilità del nuovo contesto, contro la stabilità del contesto precedente).
4 – PERCHE’ SONO STATO ABBANDONATO?
Il fatto di essere stato abbandonato pesa e peserà nell'interiorità del bambino che cresce. La domanda “perché sono stato abbandonato” è destinata a permanere nella mente e nel cuore.
L'interrogativo rimane, ma non è più lacerante, se con l'adozione si crea un senso di appartenenza che rispetta l'individualità e la storia del bambino.
Come gestire le informazioni sul passato?
Accettare che esistano DOMANDE legittime, RICORDI legittimi, legittimi LEGAMI (nostalgia...). Tenere la porta aperta al bisogno di ESPRIMERSI, di RACCONTARE, di CONFRONTARE (in famiglia e fuori) la propria storia, per elaborare un'appartenenza alla famiglia adottiva che non metta tra parentesi le origini.
Il vero interrogativo di chi cerca non è “chi erano quelli che mi hanno abbandonato”, ma “perché sono stato abbandonato?” (l'accesso alle informazioni previsto dalla legge non dà risposta a questo quesito).
5 – BAMBINI TRAUMATIZZATI
Quanto più un bambino ha vissuto in contesti e relazioni di vita disfunzionali, tanto meno ha sviluppato le risorse personali per fronteggiare nuovi adattamenti e apprendimenti
Qual è il funzionamento psicologico dei bambini che sono stati traumatizzati (traumi ripetuti in una dimensione cronica)?
C'è una PERDITA DELLA FIDUCIA DI BASE, che si traduce nella convinzione che “io non valgo niente”, e “posso sicuramente aspettarmi che gli altri mi faranno del male, specie se mi sono vicini”.
Ne derivano i criteri di comportamento: “MEGLIO ATTACCARE CHE ESSERE ATTACCATO”, “PRIMA DI ESSERE CACCIATO MI FARO' CACCIARE.”
Con un bambino maltrattato l'espressione della vicinanza affettiva e la prossimità fisica possono scatenare vissuti post-traumatici.
Spesso le MADRI sono LE PIU' ATTACCATE dall'aggressività di un bambino anticamente traumatizzato perché a loro viene maggiormente attribuito il tradimento e la non capacità di difesa che il bambino porta nei suoi ricordi.
Il passato e la memoria non possono essere cancellati, occorre NARRARE per GARANTIRE LA CONTINUITA' DEL SE'. Non affrontare aree o periodi di sofferenza rischia di farle rimanere intatte, creando una dualità pericolosa per cui accanto a un soggetto adattato persiste un soggetto traumatizzato latente che può improvvisamente esprimersi in condizioni di riattivazione post-traumatica.
LIVIA BOTTA
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adozione internazionale
sabato 28 febbraio 2009
"Ci vediamo più tardi" - Nuovo libro sull'adozione internazionale
"Giro" questa mail, arrivata al mio indirizzo, su una nuova pubblicazione curata dal CIAI.
Siamo lieti di comunicarvi che è appena uscita in libreria la ristampa del libro illustrato per bambini
Ci vediamo più tardi
Viaggio senza pretese nell'Adozione Internazionale
di CIAI - Centro Italiano Aiuti all'Infanzia
testi di Massimo Camiolo - illustrazioni di Marcella Bassanesi, EMI editore, 2009.
Non è facile spiegare ad un bambino la procedura dell'adozione internazionale, percorso lungo, faticoso e a tappe che tutti i genitori adottivi devono intraprendere per poter accogliere i propri figli nati in Paesi lontani. Quanto sono stato atteso e desiderato? Cosa stavano facendo per me i miei genitori prima che io arrivassi? Perché se da una parte c'è un bambino che aspetta, dall'altra ci sono una mamma e un papà che stanno facendo tutto, proprio tutto, per incontrarsi con il loro “cucciolo”. E ci sono anche tante persone da incontrare, sia prima che dopo l'arrivo in famiglia: l'assistente sociale, il giudice del Tribunale per i Minorenni e l'ente autorizzato, qui raffigurato dalla nostra amica Cicogna. Può essere bello e rassicurante scoprire di essere stati tanto attesi e sapere che così tante persone si sono preoccupate per te, persone che potranno continuare ad esserci.
A distanza di quasi vent’anni, la prima edizione è infatti del 1990, il CIAI, in occasione del 40° dalla sua fondazione, ha deciso di procedere alla ristampa di un racconto che rappresenta un utile ed efficace strumento di comunicazione tra adulto e bambino, per raccontare con un linguaggio semplice i passaggi più delicati della procedura dell'adozione internazionale. D'accordo con autore e illustratrice è stata mantenuta la struttura narrativa e grafica originale procedendo solo ad alcune necessarie modifiche di testo e grafica per adattare il racconto alla rinnovata procedura adottiva. La prima parte del testo è stata tradotta nelle diverse lingue di provenienza dei bambini adottivi perchè il racconto possa essere utilizzato dagli operatori locali per la preparazione del bambino all'adozione.
Il libro è disponibile presso tutte le librerie del territorio nazionale al prezzo di copertina di 8 euro.
La versione tradotta, da utilizzarsi come strumento per la preparazione del bambino all'adozione nel suo Paese di origine, è stata realizzata in francese, inglese e spagnolo e prossimamente anche in kmer, viet, thai, amarico, kannada e tamil.
Per maggiori informazioni:
Attività Culturali e Centro Studi
CIAI - Centro Italiano Aiuti all'Infanzia
via Bordighera 6 - 20142 Milano
tel: 02/84844422 - fax: 02/8467715
centrostudi@ciai.it
www.ciai.it
Siamo lieti di comunicarvi che è appena uscita in libreria la ristampa del libro illustrato per bambini
Ci vediamo più tardi
Viaggio senza pretese nell'Adozione Internazionale
di CIAI - Centro Italiano Aiuti all'Infanzia
testi di Massimo Camiolo - illustrazioni di Marcella Bassanesi, EMI editore, 2009.
Non è facile spiegare ad un bambino la procedura dell'adozione internazionale, percorso lungo, faticoso e a tappe che tutti i genitori adottivi devono intraprendere per poter accogliere i propri figli nati in Paesi lontani. Quanto sono stato atteso e desiderato? Cosa stavano facendo per me i miei genitori prima che io arrivassi? Perché se da una parte c'è un bambino che aspetta, dall'altra ci sono una mamma e un papà che stanno facendo tutto, proprio tutto, per incontrarsi con il loro “cucciolo”. E ci sono anche tante persone da incontrare, sia prima che dopo l'arrivo in famiglia: l'assistente sociale, il giudice del Tribunale per i Minorenni e l'ente autorizzato, qui raffigurato dalla nostra amica Cicogna. Può essere bello e rassicurante scoprire di essere stati tanto attesi e sapere che così tante persone si sono preoccupate per te, persone che potranno continuare ad esserci.
A distanza di quasi vent’anni, la prima edizione è infatti del 1990, il CIAI, in occasione del 40° dalla sua fondazione, ha deciso di procedere alla ristampa di un racconto che rappresenta un utile ed efficace strumento di comunicazione tra adulto e bambino, per raccontare con un linguaggio semplice i passaggi più delicati della procedura dell'adozione internazionale. D'accordo con autore e illustratrice è stata mantenuta la struttura narrativa e grafica originale procedendo solo ad alcune necessarie modifiche di testo e grafica per adattare il racconto alla rinnovata procedura adottiva. La prima parte del testo è stata tradotta nelle diverse lingue di provenienza dei bambini adottivi perchè il racconto possa essere utilizzato dagli operatori locali per la preparazione del bambino all'adozione.
Il libro è disponibile presso tutte le librerie del territorio nazionale al prezzo di copertina di 8 euro.
La versione tradotta, da utilizzarsi come strumento per la preparazione del bambino all'adozione nel suo Paese di origine, è stata realizzata in francese, inglese e spagnolo e prossimamente anche in kmer, viet, thai, amarico, kannada e tamil.
Per maggiori informazioni:
Attività Culturali e Centro Studi
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